Le quattro di mattina

Voglia di tenerezza

“La sua energia era sempre scaturita dalla capacità di aspettarsi qualcosa, una specie di speranza rimasta intatta anno dopo anno a dispetto di tutte le difficoltà. Era la speranza, il pensiero che sicuramente sarebbe successo qualcosa di bello, a tirarla giù dal letto la mattina e a mandarla a letto contenta la sera. Per quasi cinquant’anni una sorgente segreta le aveva riversato la speranza nel sangue, e lei aveva passato le sue giornate in attesa, sempre pronta per una nuova sorpresa e sempre ricompensata.”

“I miracoli esistevano, ma non ci si poteva contare. Non sarebbe mai andato bene niente, ma erano le quattro di mattina e lei era alla soglia dei cinquant’anni. Non voleva arrendersi alla mediocrità, alla placidità e al vuoto.”

Il New York Times ha scritto: Vi farà ridere e vi farà piangere. Una sintesi perfetta della bellezza di questo libro da cui nel 1984 venne tratto l’omonimo film vincitore di cinque premi Oscar! Sono passati quasi quarant’anni ed io non l’ho ancora visto…inconsciamente, forse, desidero sempre prima leggere il libro!

Larry McMurtry – VOGLIA DI TENEREZZA – Einaudi



Il libraio di Gaza

Samir Mansour

Negli anni ’80, quando frequentavo le scuole medie, non essendo ancora in voga utilizzare computer, e-mail e telefonini per comunicare, (iniziavano solo allora a comparire i primi Commodore 64), gli insegnanti ci stimolavano a praticare le lingue, (inglese, francese) mantenendo fitti rapporti epistolari con amici di penna sparsi in tutto il mondo.

Per tanni anni ho avuto una penfriend del Giappone, Reiko, di cui conservo gelosamente le lettere e i meravigliosi disegni, quasi miniati, che allegava in ogni busta.

Sorge spontanea la domanda: che legame ci sarà fra questa introduzione e il libraio di Gaza?

In realtà è proprio grazie a Manu, una mia cara amica di penna di epoca moderna, (anzi Modernissima!!!) che ho conosciuto la storia di Samir Mansour e della sua libreria.

I social-media sopperiscono con la loro velocità alle mancate lettere scritte, accorciano le distanze e, per quanto possa sembrare impossibile, a volte ci permettono di instaurare sinceri rapporti umani. Questo è accaduto con Manuela, anima, cuore e braccia (Manu concedimi la licenza poetica😉) della Libreria Modernissima di Ravenna con cui condivido non solo la passione profonda per i libri, ma anche tanti pensieri e stati d’animo affini.

Oggi raccolgo l’invito di Manuela a diffondere la storia di Samir per poter accorrere in suo aiuto (#aiutiamounlibraio📚).

Martedì, a Gaza, un missile israeliano ha distrutto la sua libreria molto frequentata dagli studenti della vicina università, ma anche da tanti bambini. Il libraio aveva infatti dedicato uno dei due piani del negozio ai libri per l’infanzia e per i ragazzi oltre a proporre testi e traduzioni in inglese.

 «Mio padre era un editore, ho cominciato a lavorare con lui, mi ha insegnato a diffondere la cultura. Ho accumulato migliaia di libri. Tutti perduti».

Diffondere la cultura, fare della propria libreria un centro di aggregazione per la comunità locale, stimolare la voglia di scoprire e di imparare dei bambini sono il vero “patrimonio dell’umanità”. Un missile ha fermato temporaneamente tutto questo. A noi è dato un potere più grande: quello di far risorgere la libreria dalle macerie partecipando alla raccolta fondi che Mahvish Rukhsana e Clive Stafford Smith (due avvocati esperti di diritti umani) hanno aperto su Gofundme.

Il ricavato andrà direttamente al libraio per ricostruire la libreria.

Vi lascio qui il link:

Basta davvero poco: basterebbe non voltare ancora una volta la testa dall’altra parte, basterebbe “sentire” che la parola solidarietà non è un desueto termine del vocabolario, basterebbe fare nostre le parole di Bertolt Brecht: “Figlio mio, tienti unito ai tuoi simili perché la loro forza si dissolva come polvere. Tu, figlio mio, e io e tutti i nostri simili dobbiamo stare uniti e dobbiamo ottenere che al mondo non ci siano piú due specie di uomini.”


Ed io avrò cura di te…

Prima di tutto le brave persone sono autentiche perchè sono sempre guidate dalla sincerità.

“Allora possiamo partire insieme. Devi ancora raccontarmi il viaggio in India.”

Hai ragione. E’ passato molto tempo…ma ricordo tutto, ogni porto, ogni miglio.”

Vibia Matidia, nipote dell’imperatore Traiano, donna di rara generosità e di grande cultura ha raggiunto i Campi Elisi.

Ad attenderla c’è Marco, l’amico di sempre: “E’ bello vederti, staremo bene qui.”

Insieme ripercorrono con la memoria il viaggio intrapreso da Marco, per conto dell’amica, verso l’India alla ricerca di un volume di cui poco si conosceva: “Perfetto: vado alla ricerca di qualcosa che nemmeno esiste e potrò tornare solo quando l’avrò trovato…”, qualcosa di innovativo che poteva rappresentare non solo una religione, ma un modo di vivere e di pensare.

E’ Matidia che finanzia la costruzione della nave, come pure l’acquisto, durante il viaggio, di pietre preziose, di perle in particolare.

Appena la nave, tanto desiderata e sognata, è pronta per l’acqua, Marco, sempre risoluto a partire e navigare, salpa con il fedele Curzio e “Una volta preso il ritmo del mare il timone si fece leggero” come i loro pensieri.

La prima è però una falsa partenza. Marco sottovaluta i segni di una tempesta scritta nel cielo e sopravvaluta le potenzialità di Xifias. La sua nuova nave viene sbattuta in secca su una spiaggia. La violenza della natura non ha tolto alla barca il suo fascino, ma l’albero e l’antenna.

A questo punto sembrerebbe necessario rimandare il viaggio di un anno, ma sulla spiaggia del naufragio, sulle coste della Bitinia, Marco e Curzio, vengono avvicinati da una giovane fanciulla, Arvad, che diventa parte dell’equipaggio ed in soli due mesi li aiuta a rimettere la nave in mare pronta per Alexandria e la sua biblioteca: “Un tempo avrei pagato qualsiasi cifra per una settimana nella biblioteca di Alessandria. Sono piaceri che pochi possono capire”.

La sosta nella Biblioteca tolemaica, che avrebbe dovuto custodire tutta la sapienza umana, permette a Marco di immaginare e poi affrontare il percorso: Babilonia, il canale di Traiano, il Mare Rubrum e, seguendo le rotte indicate dal Periplus Maris Erythraei, raggiungere l’India : “Con le sole armi del nostro amore per il mare, dopo due giorni passati lambendo la costa riuscimmo a trovare quello che stavamo cercando…”.

L’India, le trentacinque o trentasei perle per una collana, (il mistero si scioglie leggendo), i magazzini di beni preziosi allietati dalla musica, una canzone che parla di desiderio, di qualcosa che non si può avere. Tutto diventa spunto per profonde ed intense riflessioni: “A volte, volere è meglio che avere. Se avessimo quello che desideriamo, allora si rovinerebbe tutto. In questo mondo purtroppo, ci sono cose che stanno meglio senza di noi.”

“Il mare guarisce tutto. Ha guarito persino me, con le armonie della sua musica. Tu che avevi? Quello che non potevo avere.”  La via delle perle è la storia di un viaggio per mare. Un viaggio catartico non facile, ma il mare, le onde, il vento, concedono agli uomini di diventare un tutt’uno con lui, permettono di riprendersi l’anima, per poi sentirsi parte di un’anima universale.

“Oh no, tu hai fatto molto di più. Tu sei sempre partito senza mai allontanarti da me. Tu mi hai insegnato che solo l’amore può farsi beffe del tempo…il nostro amore resterà, resterà per sempre.” La via delle perle è anche la storia di un Amore, profondo, impossibile da racchiudere nello spazio e nel tempo, che a tratti ci lascia una vena malinconica, perché non sembra essere vissuto pienamente “La abbracciai senza sentire il suo calore e senza che lei si scaldasse del mio.”. La bellezza e la pienezza di questo amore forse però sono proprio lì nella “Cura” che Matidia e Marco si sono donati per una vita intera ed oltre la vita, in quel sentirsi vicini anche quando il mare li separava.

Gianluca Sabatini ” La via delle perle” Il Frangente Edizioni

Il Frangente è una casa editrice di Verona , leader nella produzione e pubblicazione di portolani, manuali e carte nautiche. Gli editori, con rara sensibilità, hanno dedicato una parte della propria produzione alla narrativa. Sono i racconti dei viaggi intrapresi per mare da navigatori italiani, forse non conosciuti al grande pubblico, ma comunque intensi ed appassionati.

Buon vento!


Each time you break my heart

“Open the Door to your Heart and let love come running in…” Innamorarsi a quindici anni di un cantante è pura magia. Impari i suoi testi a memoria, desideri ascoltare a ripetizione solo la sua musica. Se quindici anni poi li hai vissuti alla fine degli anni ’80, sai che  di quel ragazzo dagli occhi profondi, che da oggi suona in una nuova ed eterna dimensione, non possiedi un CD o non hai “scaricato” da internet la sua musica…no, di lui possiedi un 33 giri (conservato gelosamente) da dove un Nick Kamen giovane e straordinariamente bello ti guarda e continua ad emozionarti. Facile cedere in questa  notte di maggio alla malinconia, al pensiero che la “giovinezza che si fugge”…stia fuggendo fin troppo rapidamente. Forse, ora come allora, chiudere gli occhi e stampare un bacio sulla copertina di Nick rimane uno speciale rimedio per non smettere di sognare! Each time you break my heart❤️



Venezia, la primavera e un po’ di malinconia

E dove possiamo trovarla?

Possiamo essere scettici, ma una #cosabellalgiorno inevitabilmente “fiorisce” davanti ai nostri occhi, o fra le nostre mani e questo anche quando il nostro animo non è disposto a coglierla o ad accoglierla. Oggi mi sono sentita molto poco recettiva nei confronti di questa neonata Primavera, che ci trova nuovamente rinchiusi, senza la possibilità di muoverci liberamente e che non ci permette di fare programmi a lunga scadenza. Ancora una volta però ho provato che i miei miglior antidoti contro la malinconia sono i libri.

Mi sono immersa nella lettura di “Pimpernel” di Paolo Maurensig ed ho ritrovato il fil rouge di queste mie giornate in lock-down (e non solo) ovvero la ricerca della bellezza nella sua essenza:

“Intendete parlare della Bellezza in sè?… E dove possiamo trovarla?…E’ inutile cercare di scoprire dove si trova. Possiamo vivere una vita intera senza incontrarla. Ogni sforzo della nostra intelligenza risulta vano. Essa si nasconde fuori dal nostro sguardo, eppure ci è vicina, ma non tutti, anzi pochissimi possono vederla. Molti ne parlano come se la conoscessero; fanno dei grandi discorsi, ma un occhio di vetro per quanto brillante possa essere resta sempre cieco…Ma dove dobbiamo guardare? State pur certo che, se mai doveste incontrarla, essa si paleserebbe davanti ai vostri occhi in modo tale da diventare in pratica la sola cosa evidente…Può essere un libro, o anche solo il verso di una poesia. O un dipinto.

…e poi Venezia, la mia città del cuore, il mio angolo privilegiato di solitudine era lì:

“Mentre da tutto il resto del mondo si levava l’incalzante strepito della modernità, Venezia era l’unica città avvolta ancora in un magico silenzio. Non vi era fracasso di ruote, né scalpitare di zoccoli. Semmai si udiva chiaramente lo sciabordare del remo mosso dal gondoliere…”

…insieme ai miei ricordi, la piazza alberata del Ghetto, San Nicolò, Campo dei Frari, e i miei mille passi a perdermi fra le calli.

La Bellezza, Venezia…e una nostalgia che per un attimo è cura. Ecco, forse, dove dobbiamo guardare.

Paolo Maurensig – PIMPERNEL – Einaudi


Chissà se lo sai…

Le zeppole di San Giuseppe

E’ quasi domani…

Però non volevo perdere l’occasione di trovare, anche in una giornata particolarmente pesante, com’è stata quella di oggi, un attimo di bellezza e di pace.

#unacosabellalgiorno è un esperimento di pasticceria riuscito, che ha profumato la cucina di scorza di limone e vaniglia.

La quiete invece è giunta riascoltando una bellissima canzone di Lucio Dalla il cui testo “nasconde” forse un desiderio attualissimo?

E sotto quale stella, tra mille anni
Se ci sarà una stella, ci si potrà abbracciare?…

Ti ho guardata e per il momento
Non esistono due occhi come i tuoi
Così neri, così soli che
Se mi guardi ancora e non li muovi
Diventan belli anche i miei E si capisce da come ridi che
Fai finta e che non capisci, non vuoi guai
Ma ti giuro che per quella bocca che
Se ti guardo diventa rossa
Morirei Ma chissà se lo sai?
Ma chissà se lo sai?
Forse tu non lo sai
No, tu non lo sai. Poi parliamo delle distanze, del cielo,
E di dove va a dormire la luna quando esce il sole
E di come era la terra prima che ci fosse l’amore
E sotto quale stella, tra mille anni
Se ci sarà una stella, ci si potrà abbracci
are?…”


Club de lectura

Pat @SantJordiaCasa è la persona bella di oggi (#unacosabellalgiorno)!

L’ho conosciuta questa mattina, nell’unico modo possibile di questi tempi, ossia in chat!

Ho iniziato a seguire il suo profilo Twitter! Mi ha incuriosito per le sue “insolite iniziative culturali intorno al mondo letterario catalano”, come lei stessa scrive, che ogni tanto però fa qualche concessione a quello italiano.

E’ stato arricchente parlare perché per un attimo non sono esistite distanze, di nessun tipo: #nessunconfinequandosiamanoilibri. Pat mi ha invitato a partecipare al club di lettura Catalunya- Italia e l’idea mi incuriosisce moltissimo.

Di più bello c’è stato solo il suo affettuoso invito a conoscersi di persona nel suo Bosc de les Idees, un’oasi culturale di pace e creatività in Catalogna.

Le anime affini riescono a trovarsi, sempre, non temono i lock down!

Querida Pat, salud Twitter, pero espero abrazarte en vivo pronto!


Le dèjeuner sur l’herbe

#unacosabellalgiorno: un petit dèjeuner sur l’erbe è stato il mio attimo di bellezza quotidiano.

Nulla di troppo impegnativo: un po’ di pane, qualche pomodoro ed un adorabile formaggio alle erbe fatto con cura dalla mia amica Arianna sulla Langa, quella vera, Alta e Fenogliana.

…e poi, cosa non da poco, “l’herbe”!

Si perché vivere in campagna in questi mesi di Covid è stato, ed è un grandissimo privilegio. Il prato, gli alberi, i bulbi che sbocciano, i fiori da piantare sono diventati potenti alleati, così come lo sono state le foglie o le pigne da raccogliere durante l’autunno.

La natura, con i suoi avvicendamenti, scandisce lo scorrere del tempo e mi aiuta a non cadere nello stereotipo che ogni giorno sia uguale ad un altro:

“La Natura, la bellezza, il giardino, il profumo di un fiore, aiutano a fantasticare e a riflettere. Molte piante evocano miti, poesie, leggende…indugiare su questi pensieri, ricordare aiuta a dare alla nostra vita un senso e una serenità distaccata e nello stesso tempo partecipe.”

L’arte, la poesia e la natura sono legate indissolubilmente. Attingere a queste fonti di bellezza e lasciarcene letteralmente travolgere può essere un buon balsamo per le nostre anime messe a dura prova da una triste quotidianità.

Gian Lupo Osti “INVECCHIARE IN GIARDINO” Edizioni Ponte alle Grazie