Mare al mattino

Venerdì, 19 aprile 2019

Saint Jean

Mi fermerò qui. Ad ammirare un po’ anch’io la natura.

Mare al mattino, cielo senza nubi

d’un viola splendido, riva gialla; tutto

grande e bello, fulgido nella luce.

Mi fermerò qui. E che m’illuda pure di vedere

quello che guardo (che ho visto davvero un attimo

quando mi sono fermato), non le mie fantasie,

i miei ricordi, l’immagine del piacere.

Costantino Kavafis “Le poesie” Einaudi edizioni


IL CLUB DEL LIBRO E…

Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey

Giovedì, 18 aprile 2019

“Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey ha preso vita proprio a causa di un maiale arrosto che fummo costretti a nascondere ai soldati tedeschi…”

Intorno a una piccola, ma salvifica bugia prende vita questo delizioso romanzo epistolare scritto a quattro mani da Mary Ann Shaffer e da sua nipote Annie Barrows.

La “storia” viene svelata a Juliet Ashton, la giovane giornalista protagonista del libro, nel 1946, da Dawsey Adams, membro del club ed abitante di Guernsey, bellissima isola nel canale della Manica.

Dawsey, proprietario di una fattoria, ma anche curioso lettore, aveva casualmente acquistato un libro appartenuto a Juliet e per questa ragione le invia una lettera.

Incuriosita e desiderosa di saperne di più sul club del libro, Juliet inizia ad intrattenere un fitto scambio epistolare con tutti i membri del club.

Ognuno, a modo suo, le racconta della sua esperienza nel gruppo:

“Cominciai ad amare i nostri incontri letterari: mi aiutavano a rendere l’Occupazione più sopportabile. Alcuni dei libri che sceglievano non sembravano male, io però rimasi fedele a Seneca. Iniziai a pensare che con quel suo modo divertente e sarcastico stesse parlando a me e a me solo. Le sue lettere mi avrebbero aiutato a restare vivo e ad affrontare quel che mi attendeva.”

“Se ho trovato sollievo nella lettura? Sì ma non subito. Andavo agli incontri solo per mangiare la mia torta zitto zitto in un angolo.”

Le lettere diventano, a poco a poco, un’occasione per parlare di sé, delle proprie famiglie, ma anche delle fatiche, dei dolori e dei distacchi patiti durante l’Occupazione tedesca.

“…i vetri delle finestre di Guernsey tremarono e sbatacchiarono per le esplosioni in Francia e, una volta che la costa francese fu conquistata, divenne chiaro come il sole che l’Inghilterra non avrebbe potuto usare i suoi uomini e le sue navi per difendere noi. Doveva risparmiarli per quando sarebbe stata invasa. Perciò fummo abbandonati al nostro destino.”

Juliet ,affascinata ed affezionata ormai ai suoi nuovi amici, decide di partire da Londra per un soggiorno a Guernsey.

“Voglio andarmene da Londra. Voglio andare a Guernsey. Sai quanto mi sono affezionata ai miei amici sull’isola e sono rimasta affascinata dalle loro vite sotto l’Occupazione tedesca e anche dopo…Voglio conoscere le storie della gente che era lì e non potrò mai farlo stando seduta nella London Library…Voglio parlare con persone come lui e sentirle raccontare della loro guerra.”

Una volta lì, la vita e gli incontri affettuosi sull’isola, cambieranno moltissimo le prospettive di Juliet…e la sua stessa vita.

“La storia deve ancora cominciare e a ogni ora aggiungeremo un pezzo della trama.”

Il libro è affascinante e spiritoso. Ci si innamora immediatamente dei suoi personaggi e delle loro bizzarre avventure e viene voglia di partire per scoprire i paesaggi e le scogliere dell’isola.

…se la partenza, non può essere immediata, si può però rimediare guardando il film tratto dal libro e disponibile dal 2018 sulla piattaforma Netflix . Il film ha lo stesso titolo del libro ed il regista è lo stesso di “Quattro matrimoni e un funerale” (film che adoro!). Lo consiglio…ma sempre e solo dopo aver letto il libro!!!

Buona giornata!

“Il club del libro e della torta di patate di Guernsey” di Mary Ann Shaffer & Annie Barrows – Astoria edizioni –

Isole del canale

Haiku e dorayaki

Mercoledì, 17 aprile 2019

Dorayaki al miele

Profumo di giacinti…

Tè al gelsomino…

Dorayaki di farro al miele millefiori…

…ed un haiku per iniziare in piena armonia questa nuova giornata.

“L’allodola

canta per tutto il giorno,

ed il giorno non è lungo abbastanza.”

-Matsuo Basho-

Buon mercoledì!

La “mia versione” dei dorayaki

INGREDIENTI:

120 grammi di farina di farro

3 grammi di lievito per dolci (semplicemente la punta di un cucchiaino da caffè)

90 grammi di latte (si può usare anche l’acqua, ma per colazione o una merenda con il latte sono più appetitosi)

1 uovo

3 cucchiaini di miele millefiori

1 noce di burro o un cucchiaino di olio

PROCEDIMENTO

In una ciotola unisco la farina allo lievito, aggiungo a filo il latte, poi l’uovo e per ultimo il miele. Mescolo il tutto con una frusta, finché ottengo una pastella morbida, ma consistente e soprattutto senza grumi. Mi aiuto con un piccolo mestolo da cucina per versare il composto in un padellino antiaderente che ungo, una volta caldo, con il burro. (Metto una piccolissima noce di burro su un foglio di carta da cucina che utilizzo per ungere la padella). I dorayaki cuociono molto velocemente, guardare le bollicine che si formano in superficie dà un’ottima indicazione per poterli girare e proseguire la cottura anche sull’altro lato, ma infilare una paletta o una forchettina sotto la pastella per vedere se l’impasto non attacca più al padellino, rimane il mio metodo pratico preferito! Io li trovo molto buoni coperti da un velo di miele: giunti qui, però, bisogna solo più lasciare spazio alla fantasia e alla golosità!!!

p.s. Ho scoperto la ricetta dei Dorayaki guardando, alcuni anni fa, un film giapponese
“Le ricette della signora Toku”. Non ho imparato a cucinare la sua straordinaria marmellata di fagioli rossi, però sono rimasta incantata dalla sua dolcissima figura.


Notre-Dame de Paris

Notre-Dame de Paris

Martedì, 16 aprile 2019

Oggi la parola solo alla letteratura…

“E anzitutto, per non citare che pochi esempi fondamentali, ci sono a colpo sicuro, poche pagine architettoniche più belle di quella facciata dove, l’uno dopo l’altro e insieme, i tre portali strombati a ogiva, la fascia scolpita e traforata delle ventotto nicchie regali, l’immenso rosone centrale affiancato dalle due finestre laterali come il prete dal diacono e dal sottodiacono, l’alta e fragile galleria di arcate trilobate che regge una pesante piattaforma sulle sue esili colonnette, infine le due nere e massicce torri con la loro copertura d’ardesia, parti armoniose di un tutto magnifico, sovrapposte in cinque piani colossali, offrono ai nostri occhi, in folla ma senza confusione, i loro molteplici dettagli di statuaria, scultura e cesello, potentemente in armonia con la quieta grandezza del tutto; vasta sinfonia in pietra, per così dire; opera colossale di un uomo e di un popolo, una e complessa come le Iliadi e i Romanceros di cui è sorella; prodotto prodigioso del concorso di tutte le forze di un’epoca, su ogni pietra del quale si vede fiorire in mille modi la fantasia del manovale disciplinata dal genio dell’artista; sorta di creazione umana, in una parola, potente e feconda come la creazione divina a cui sembra aver sottratto il duplice carattere: varietà, eternità…

Notre-Dame di Parigi non è affatto un monumento completo, definito, classificabile….

Ogni lato, ogni pietra di questo venerabile monumento è una pagina non solo di storia nazionale, ma anche di storia della scienza e dell’arte…

Ogni ondata di tempo sovrappone la sua alluvione, ogni razza deposita il suo strato sul monumento, ogni individuo porta la sua pietra. così fanno i castori, così fanno le api, così fanno gli uomini. Il grande simbolo dell’architettura, Babele, è un alveare.

I grandi edifici, come le grandi montagne, sono opera dei secoli…”

Victor Hugo definisce Notre-Dame un edificio di transizione, un curioso esempio di varietà. Il tempo di ieri ha portato fuoco e distruzione. Confido che il tempo di domani possa essere di nuovo “architetto” e il “popolo manovale” e che Notre-Dame possa tornare ad essere simbolo di un’arte, ma soprattutto di un’umanità in continuo mutamento, capace di di assimilare le diversità e trasformarle in bellezza.

Notre-Dame de Paris, di Victor Hugo, Feltrinelli Editore.



Apri gli occhi è già lunedì…

Poesie d’Amore

Lunedì, 15 aprile 2019

…già lunedì?

Non c’è tempo di abituarsi al ritmo rallentato (o quasi) della domenica, che subito il lunedì fa capolino, con il lungo elenco dei doveri da adempiere durante la settimana.

Bisogna allora trovare un modo speciale per “accogliere” questo primo giorno e tutti quelli che verranno.

Io ci provo con una poesia di Nazim Hikmet, una fetta di crostata “doppiogusto” e respirando il profumo di un narciso*.

Hikmet fu un grande poeta, giornalista e romanziere turco del Novecento. Costretto a lunghi anni di carcere e di esilio per essersi opposto al regime di Ataturk, fa affiorare nei suoi versi non solo l’amore, ma tutti i suoi ideali e le sue battaglie: “…alcuni conoscono bene le varie specie delle piante altri quelle dei pesci io conosco le separazioni alcuni enumerano a memoria i nomi delle stelle io delle nostalgie.”

Questa poesia è tratta dalle Lettere dal carcere a Munevver (1943)

Guardo in ginocchio la terra

guardo l’erba

guardo l’insetto

guardo l’istante fiorito e azzurro

sei come la terra di primavera, amore,

io ti guardo.

Sdraiato sul dorso vedo il cielo

vedo i rami degli alberi

vedo le cicogne che volano

sei come i cielo di primavera, amore,

io ti vedo.

Ho acceso un fuoco di notte in campagna

tocco il fuoco

tocco l’acqua

tocco la stoffa e l’argento

sei come un fuoco di bivacco all’addiaccio

io ti tocco.

Sono tra gli uomini amo gli uomini

amo l’azione

amo il pensiero

amo la mia lotta

sei un essere umano nella mia lotta

ti amo.”

Buona settimana!

p.s.* I narcisi, suggerisce la Cantafiorista (“Lo dicono i fiori”), e le peonie, in piena fioritura ad aprile, sono fiori forti e perenni, perfetti per celebrare le belle ed indissolubili amicizia fra donne!


Fil Rouge

Pontescuro

Domenica, 14 aprile 2019

A volte capita di aver terminato di leggere un libro, ma di non riuscire a riporlo in libreria fra quelli “letti”.

No…

Rimane lì, solo apparentemente nascosto fra i libri ancora da leggere, perché più volte lo riprendi in mano per ricercare “le orecchie” o le sottolineature fatte alle pagine più intense.

Mi è successo questo mese leggendo “Pontescuro” di Luca Ragagnin, edito da Miraggi Edizioni.

Un amico l’ha definto una favola…

Una favola che ci pone però di fronte alla miseria – ” E la miseria non è pulita, sa ispettore, e noi ci viviamo, e vivendoci diventiamo sporchi, non c’è proprio nulla di strano. Sì siamo sporchi e ci aggiustiamo per come siamo” – e al male insito nell’animo umano. “Ma non è nel nostro destino, la bellezza. Non è nel nostro destino e molti di noi non conoscono nemmeno il significato della parola possibilità, della parola evasione, della parola amore, sono trappole a starci troppo dietro, a farsene raggirare, poi si muore, di morte lenta, come con i veleni appunto.”

Eppure anche se la bellezza non è nel nostro destino, anche se la disumanità ieri (la vicenda è ambientata nell’Italia del 1922, anno della presa di potere del fascismo, della marcia su Roma) come oggi, sembra voler prendere il sopravvento, rimane sempre la possibilità di scegliere.

Scegliere di non abbandonare: “Quello sarebbe stato l’istante perfetto per l’abbandono. Ma non poteva abbandonare Ciaccio, non voleva.”

Scegliere di andare oltre: “Io so una cosa: tutto ciò che si è smarrito o si è voluto dimenticare, e le parole scartate, i passi non compiuti, le scelte non fatte, lasciate cadere o stipate senza vita nel fondo di una cassapanca chiusa a chiave, emergeranno un giorno al di là della corda dell’orizzonte e prenderanno il posto del sole.”

Scegliere di essere liberi.

Buona domenica e buona lettura!

La ghiandaia

Fiori e plumcake

Lo dicono i fiori

Sabato, 13 aprile 2019

L’inverno ha deciso di fare ancora un saluto, prima di lasciarci godere a pieno della primavera.

A noi il compito di scoprire, nascosto fra una goccia e l’altra, il profumo dei fiori e qualcosa che possa illuminarci la giornata.

Io inizio così con una fetta di plumcake di farro profumato agli agrumi e leggendo qualche pagina di questo libro delizioso: “Lo dicono i fiori” di Rosalba Piccinni edito da Vallardi.

Rosalba, o meglio la Cantafiorista, è una donna che ha trasformato le sue passioni per fiori, musica e cucina in un lavoro in cui mette tutta la sua creatività e la sua empatia.

Lavora nel suo vivaio (“I fiori, con le radici, le foglie la terra che mi sporca le mani e mi allarga il cuore”), nel suo ristorante, che è anche un negozio di fiori , “Il Portafiori” e canta jazz…

La Cantafiorista ha il dono speciale di intuire lo stato d’animo delle persone e riesce cantando o facendo parlare i suoi bouquet ad arrivare là dove spesso le parole sole, non possono nulla…

“Le nostre parole sono come i gambi di un bouquet: se continuiamo a incrociarli, a infilarli uno dopo l’altro senza logica, la nostra composizione finirà per spezzarsi quando stringeremo il laccio con più forza”.

Il profumo dei fiori può arrivare anche dalle pagine di un libro… ed il profumo di plumcake dal forno, ecco la ricetta!

PLUMCAKE DI FARRO

INGREDIENTI:

300 grammi di farina di farro

3 uova

200 ml di latte

150 grammi di zucchero di canna

70 ml di olio di mais bio

la buccia grattugiata di 1 arancia e di 1 limone non trattati

1 bustina di lievito per dolci

PROCEDIMENTO

Montare con uno sbattitore elettrico le uova con lo zucchero, aggiungere la buccia grattugiata dei due agrumi (sentirete poi che profumo!), versate a filo il latte e l’olio ed alla fine aggiungete la farina mescolata con il lievito.

Cuocere in forno caldo a 180° gradi per 50 minuti.

Per la cottura vale come sempre la prova stuzzicadenti! Se esce asciutto, il dolce è pronto.

La ricetta è semplice e veloce ed il plumcake coperto di una pellicola si conserva morbido per alcuni giorni.


Una mattinata uggiosa

Venerdì, 12 aprile 2019

Venerdì, 12 aprile 2019

In questa mattinata uggiosa e grigia ho trovato finalmente il coraggio di “vivermi”!!!

Eccomi qui allora di fronte a questo foglio bianco, anche se le righe di un diario mi avrebbero intimorito meno, per sollevare la mia vita e giocare con lei.

Ogni mattina, quando la casa è ormai vuota, faccio colazione leggendo una pagina di un libro, una poesia o scrivendo su uno dei miei tanti quaderni una ricetta.

“Svegliati”! Così inizia la poesia di oggi.

Questa semplice parola ha smosso qualcosa in me e ha diradato le nubi dei miei timori. Da oggi lascio alle mie passioni, che sono la lettura e la cucina, il coraggio di esprimersi: “La tua opera sei tu, niente altro”.

XXIV LA VOCE A TE DOVUTA Pedro Solinas – Giulio Einaudi Editore –

Svegliati. Il giorno ti chiama

alla tua vita: il tuo dovere.

A nient’altro che a vivere.

Strappa ormai alla notte

negatrice e all’ombra

che lo celava, quel corpo

di cui è in attesa, sommessa,

la luce, nell’alba.

In piedi, afferma la retta

volontà semplice d’essere

pura vergine verticale.

Senti il tuo corpo.

Freddo, caldo? Lo dirà

il tuo sangue contro la neve

da dietro la finestra;

lo dirà

il colore delle tue guance.

E guarda il mondo. E riposa

senz’altro impegno che aggiungere

la tua perfezione a un altro giorno.

Il tuo compito

è sollevare la tua vita,

giocare con lei, lanciarla

come voce alle nubi,

a riafferrare le luci

che ci hanno lasciato.

Questo è il tuo destino: viverti.

Non devi fare nulla.

La tua opera sei tu, niente altro.