16 Dicembre 2020

Finalmente è arrivato il momento in cui è disponibile a stare bene. Ovvero ad amare chi la ama, a fare un lavoro perché è quel lavoro e non così, tanto “Perché no?”…

Mi mostra qualche foto…

Olivia fa capolino qua e là, sembra sempre sul punto di uscire dalla cornice. Poi una Polaroid, lei distesa con il figlio di pochi mesi in braccio. Sembra una pubblicità, lei è bellissima, il bambino anche. Ma non è questo che mi colpisce: quello che mi colpisce è che in quella foto ( in quell’unica foto), Olivia assomiglia a se stessa.

A colpire non è la bellezza, ma la grazia dello sguardo, dei gesti. C’è grazia ovunque, in ogni singolo punto dell’immagine. E allora capisco: può anche essere che Olivia per qualche tempo si sia infilata in una vita sgraziata, ma il suo corpo sapeva, aveva sempre saputo, che quello non era l’abito giusto.

Maria Perosino – LE SCELTE CHE NON HO FATTO – Einaudi

Ho scelto di deporre le armi e non procurarmi battaglia, cerco la pace che segue la sconfitta, non la rassegnazione, ma la ricompensa. Sono animale che torna al nido…

Un vecchio cassetto conserva le lucine di Natale, le ho avvolte all’albero ed infilato la spina nella presa, mi sono lasciata trasportare dal bagliore blu che rischiarava a intermittenza il soffitto e mi faceva sentire vecchia, forse inadeguata. La nostalgia ha nutrito la mia sera e mi ha procurato il rimpianto di quello che non c’è più, il desiderio di ciò che era. Il tempo lontano dell’infanzia mi ha inferto la ferita di chi viene tradito, d’un tratto ero di nuovo bambina che ama e non si chiede il perché. E’ un dolore strano il ricordo, è abbraccio che toglie l’aria, carezza che graffia, è immaginazione senza via di fuga, c’è anche quando sembra non esserci. Il Natale è un incontro con la memoria, ci porta a casa, inevitabilmente.

Lorenzo Marone – LA DONNA DEGLI ALBERI – Feltrinelli

“Si vede che noi non siamo quel tipo di donna. Quella che ha tempo per la tovaglietta sotto il piatto.

Abbiamo mangiato da sole tante volte, che l’avessimo scelto o no, che ci sia piaciuto o no. Ma per la tovaglietta non abbiamo avuto tempo: c’è sempre stato altro da fare, da leggere, da passare il badge, o da consegnare un pezzo, o da occupare un bene confiscato, entrare in un carcere, organizzare uno spettacolo, cercare le mutande nel letto disfatto di un altro.

…noi eravamo quattro amiche alla soglia di quel viaggio, ma in realtà con noi c’erano moltissime altre donne…donne che si erano battute per la nostra libertà anche quando ci avrebbero voluto prendere a pantofolate.

Che avevano aperto le nostre porte anche quando l’istinto materno aveva loro suggerito piuttosto di chiuderci a chiave in stanza e poi gettarla via, quella chiave. Che avevano difeso le nostre scelte sessuali numerose e promiscue pure quando avevamo sfoggiato fidanzati impresentabili ai più. Noi eravamo figlie di quelle lì, e i mariti di quelle lì, cioè i nostri padri erano stati femministi quanto le loro mogli.”

Quattro Amiche, quattro donne indipendenti partono insieme per un viaggio attraverso la Turchia. E’ agosto, il viaggio scandito dal ritmo del Ramadan diventa catarsi per affrontare un doloroso lutto, per andare oltre le proprie solitudini, per riscoprirsi e trovare spazio anche per qualcuno che attende il loro ritorno… “Lui stava aspettando me, e io con questa cosa non ci farò mai pace, lui manco la sa e non gliela posso certo dire, ma è così: mi riempie di stupore.”

Che bello questo libro…e che meraviglioso senso di libertà trasmette!

Valeria Parrella – QUEL TIPO DI DONNA – Harper Collins

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