Il libraio di Gaza

Samir Mansour

Negli anni ’80, quando frequentavo le scuole medie, non essendo ancora in voga utilizzare computer, e-mail e telefonini per comunicare, (iniziavano solo allora a comparire i primi Commodore 64), gli insegnanti ci stimolavano a praticare le lingue, (inglese, francese) mantenendo fitti rapporti epistolari con amici di penna sparsi in tutto il mondo.

Per tanni anni ho avuto una penfriend del Giappone, Reiko, di cui conservo gelosamente le lettere e i meravigliosi disegni, quasi miniati, che allegava in ogni busta.

Sorge spontanea la domanda: che legame ci sarà fra questa introduzione e il libraio di Gaza?

In realtà è proprio grazie a Manu, una mia cara amica di penna di epoca moderna, (anzi Modernissima!!!) che ho conosciuto la storia di Samir Mansour e della sua libreria.

I social-media sopperiscono con la loro velocità alle mancate lettere scritte, accorciano le distanze e, per quanto possa sembrare impossibile, a volte ci permettono di instaurare sinceri rapporti umani. Questo è accaduto con Manuela, anima, cuore e braccia (Manu concedimi la licenza poetica😉) della Libreria Modernissima di Ravenna con cui condivido non solo la passione profonda per i libri, ma anche tanti pensieri e stati d’animo affini.

Oggi raccolgo l’invito di Manuela a diffondere la storia di Samir per poter accorrere in suo aiuto (#aiutiamounlibraio📚).

Martedì, a Gaza, un missile israeliano ha distrutto la sua libreria molto frequentata dagli studenti della vicina università, ma anche da tanti bambini. Il libraio aveva infatti dedicato uno dei due piani del negozio ai libri per l’infanzia e per i ragazzi oltre a proporre testi e traduzioni in inglese.

 «Mio padre era un editore, ho cominciato a lavorare con lui, mi ha insegnato a diffondere la cultura. Ho accumulato migliaia di libri. Tutti perduti».

Diffondere la cultura, fare della propria libreria un centro di aggregazione per la comunità locale, stimolare la voglia di scoprire e di imparare dei bambini sono il vero “patrimonio dell’umanità”. Un missile ha fermato temporaneamente tutto questo. A noi è dato un potere più grande: quello di far risorgere la libreria dalle macerie partecipando alla raccolta fondi che Mahvish Rukhsana e Clive Stafford Smith (due avvocati esperti di diritti umani) hanno aperto su Gofundme.

Il ricavato andrà direttamente al libraio per ricostruire la libreria.

Vi lascio qui il link:

Basta davvero poco: basterebbe non voltare ancora una volta la testa dall’altra parte, basterebbe “sentire” che la parola solidarietà non è un desueto termine del vocabolario, basterebbe fare nostre le parole di Bertolt Brecht: “Figlio mio, tienti unito ai tuoi simili perché la loro forza si dissolva come polvere. Tu, figlio mio, e io e tutti i nostri simili dobbiamo stare uniti e dobbiamo ottenere che al mondo non ci siano piú due specie di uomini.”


Ed io avrò cura di te…

Prima di tutto le brave persone sono autentiche perchè sono sempre guidate dalla sincerità.

“Allora possiamo partire insieme. Devi ancora raccontarmi il viaggio in India.”

Hai ragione. E’ passato molto tempo…ma ricordo tutto, ogni porto, ogni miglio.”

Vibia Matidia, nipote dell’imperatore Traiano, donna di rara generosità e di grande cultura ha raggiunto i Campi Elisi.

Ad attenderla c’è Marco, l’amico di sempre: “E’ bello vederti, staremo bene qui.”

Insieme ripercorrono con la memoria il viaggio intrapreso da Marco, per conto dell’amica, verso l’India alla ricerca di un volume di cui poco si conosceva: “Perfetto: vado alla ricerca di qualcosa che nemmeno esiste e potrò tornare solo quando l’avrò trovato…”, qualcosa di innovativo che poteva rappresentare non solo una religione, ma un modo di vivere e di pensare.

E’ Matidia che finanzia la costruzione della nave, come pure l’acquisto, durante il viaggio, di pietre preziose, di perle in particolare.

Appena la nave, tanto desiderata e sognata, è pronta per l’acqua, Marco, sempre risoluto a partire e navigare, salpa con il fedele Curzio e “Una volta preso il ritmo del mare il timone si fece leggero” come i loro pensieri.

La prima è però una falsa partenza. Marco sottovaluta i segni di una tempesta scritta nel cielo e sopravvaluta le potenzialità di Xifias. La sua nuova nave viene sbattuta in secca su una spiaggia. La violenza della natura non ha tolto alla barca il suo fascino, ma l’albero e l’antenna.

A questo punto sembrerebbe necessario rimandare il viaggio di un anno, ma sulla spiaggia del naufragio, sulle coste della Bitinia, Marco e Curzio, vengono avvicinati da una giovane fanciulla, Arvad, che diventa parte dell’equipaggio ed in soli due mesi li aiuta a rimettere la nave in mare pronta per Alexandria e la sua biblioteca: “Un tempo avrei pagato qualsiasi cifra per una settimana nella biblioteca di Alessandria. Sono piaceri che pochi possono capire”.

La sosta nella Biblioteca tolemaica, che avrebbe dovuto custodire tutta la sapienza umana, permette a Marco di immaginare e poi affrontare il percorso: Babilonia, il canale di Traiano, il Mare Rubrum e, seguendo le rotte indicate dal Periplus Maris Erythraei, raggiungere l’India : “Con le sole armi del nostro amore per il mare, dopo due giorni passati lambendo la costa riuscimmo a trovare quello che stavamo cercando…”.

L’India, le trentacinque o trentasei perle per una collana, (il mistero si scioglie leggendo), i magazzini di beni preziosi allietati dalla musica, una canzone che parla di desiderio, di qualcosa che non si può avere. Tutto diventa spunto per profonde ed intense riflessioni: “A volte, volere è meglio che avere. Se avessimo quello che desideriamo, allora si rovinerebbe tutto. In questo mondo purtroppo, ci sono cose che stanno meglio senza di noi.”

“Il mare guarisce tutto. Ha guarito persino me, con le armonie della sua musica. Tu che avevi? Quello che non potevo avere.”  La via delle perle è la storia di un viaggio per mare. Un viaggio catartico non facile, ma il mare, le onde, il vento, concedono agli uomini di diventare un tutt’uno con lui, permettono di riprendersi l’anima, per poi sentirsi parte di un’anima universale.

“Oh no, tu hai fatto molto di più. Tu sei sempre partito senza mai allontanarti da me. Tu mi hai insegnato che solo l’amore può farsi beffe del tempo…il nostro amore resterà, resterà per sempre.” La via delle perle è anche la storia di un Amore, profondo, impossibile da racchiudere nello spazio e nel tempo, che a tratti ci lascia una vena malinconica, perché non sembra essere vissuto pienamente “La abbracciai senza sentire il suo calore e senza che lei si scaldasse del mio.”. La bellezza e la pienezza di questo amore forse però sono proprio lì nella “Cura” che Matidia e Marco si sono donati per una vita intera ed oltre la vita, in quel sentirsi vicini anche quando il mare li separava.

Gianluca Sabatini ” La via delle perle” Il Frangente Edizioni

Il Frangente è una casa editrice di Verona , leader nella produzione e pubblicazione di portolani, manuali e carte nautiche. Gli editori, con rara sensibilità, hanno dedicato una parte della propria produzione alla narrativa. Sono i racconti dei viaggi intrapresi per mare da navigatori italiani, forse non conosciuti al grande pubblico, ma comunque intensi ed appassionati.

Buon vento!


Each time you break my heart

“Open the Door to your Heart and let love come running in…” Innamorarsi a quindici anni di un cantante è pura magia. Impari i suoi testi a memoria, desideri ascoltare a ripetizione solo la sua musica. Se quindici anni poi li hai vissuti alla fine degli anni ’80, sai che  di quel ragazzo dagli occhi profondi, che da oggi suona in una nuova ed eterna dimensione, non possiedi un CD o non hai “scaricato” da internet la sua musica…no, di lui possiedi un 33 giri (conservato gelosamente) da dove un Nick Kamen giovane e straordinariamente bello ti guarda e continua ad emozionarti. Facile cedere in questa  notte di maggio alla malinconia, al pensiero che la “giovinezza che si fugge”…stia fuggendo fin troppo rapidamente. Forse, ora come allora, chiudere gli occhi e stampare un bacio sulla copertina di Nick rimane uno speciale rimedio per non smettere di sognare! Each time you break my heart❤️