Il mio Calendario dell’Avvento: 7 Dicembre 2022

Il primo libro che ho letto di Jhumpa Lahiri, più di vent’anni fa, è stato “L’interprete dei malanni” un’ intensa raccolta di racconti con il quale vinse nel 2000 il Premio Pulitzer. Da una decina di anni l’autrice anglo-bengalese ha preso casa a Roma (dove trascorre i periodi liberi dai suoi impegni di docente universitari in America) e dal 2014 scrive e pubblica solo in italiano, perché come lei stessa ha affermato in un’intervista è la lingua della chiarezza: “Scrivo nella lingua di Dante per ottenere un contatto più puro con l’anima e con la realtà che mi circonda”. I “Racconti Romani” sono nove racconti che omaggiano nel titolo le raccolte di Alberto Moravia, il primo autore letto dall’autrice in italiano, e nel contenuto la città eterna vista in tutte le su contraddizioni. C’è chi è fuggito dall’Urbe, perché diventata ormai troppo violenta: “Prima non conosceva la campagna, aveva sempre vissuto in città. Qui non ha paura di essere aggredito. Preferisce stare tra gli animali e coltivare la terra. Ormai si è adattato a questo ambiente selvatico che lo protegge.”  Ci sono due amiche che si rincontrano a Ponte Sisto dopo anni. Una di loro vive all’estero da tempo perché “la sua malmessa città natale le pesava parecchio.” C’è una numerosa famiglia straniera che si trasferisce a est della città per sentirsi più sicura, per sfuggire ai pericoli sempre in agguato: “Dentro quella casa per la prima volta anche io mi sentivo protetto dalla città e dal quartiere pieno di abitanti e negozianti che tolleravano la nostra presenza senza esagerare…”. Purtroppo la fortuna dura finché dura: la troppa disumanità e la troppa intolleranza li faranno ritornare, scoraggiati, nel loro paese d’origine. Ci sono due professori universitari, anche loro stranieri, che hanno preso in affitto un alloggio “perché Roma fa parte della vita di lei”. Qui aveva vissuto e studiato per un anno quando aveva diciannove anni e qui si era innamorata per la prima volta. Sembrerebbero turisti persi nella calura estiva fra le piazze romane, ma in realtà tutto quello che si presenta intorno a loro, i volti delle donne, le risate e i saluti affettuosi della gente, tutto riporta in superficie il dolore mai sopito della perdita: “Non c’è niente che ti aspetta in quella stanza. Niente a parte il dolore già dentro di te”. Infine c’è una studentessa d’oltreoceano che dopo aver studiato Dante al College viene con le amiche a visitare i luoghi del sommo poeta: Firenze, Ravenna, Roma. Però non fa ritorno in America con loro. A Roma si sposa, ha una figlia e solo quando quella vita borghese le diventa troppo stretta, riprende il suo amore per Dante che la riporta oltreoceano ad insegnare, senza mai abbandonare la città eterna : “Ogni ritorno mi fa sentire ringiovanita, anche una specie di fantasma che riprende, a tratti, una vita precedente.”

Jhumpa Lahiri – RACCONTI ROMANI – Guanda

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