Ogni albero…

41.

Ogni albero

nasconde la foresta

(e la rivela).

Gli autori di questa deliziosa raccolta poetica -POESIA PER GENTE CHE VA DI FRETTA- Chiara Lorenzoni e Pino Pace, si domandano nella postfazione al volume se davvero l’haiku sia poesia. Per me la poesia, come ogni forma d’arte, è un qualcosa che arriva dritta al cuore, è emozione nella sua forma più pura ed essenziale. L’haiku, nella su brevità, diciassette sillabe in tre versi, raggiunge più che mai questo intento di comunicare sentimenti profondi, lasciando però ancora spazio all’immaginazione, non svelando completamente tutto a noi lettori.

13.

Cos’è l’amore?

Non serve rispondere

bisogna fare.

187.

Ridere forte

per nascondere nodi

dentro il petto.

Se non lo avete ancora fatto, dopo la lettura di questo libro, vi consiglio di approfondire la scoperta di questa antica forma di poesia nata in Giappone nel Diciassettesimo secolo leggendo i versi di Matsuo Basho, che ne è il più alto rappresentante.

Chiara Lorenzoni e Pino Pace- POESIE PER GENTE CHE VA DI FRETTA – Marcos y Marcos


21 Dicembre 2021

“Diego, mio bel bambino.”

L’aria che circola nelle mie vene ha l’odore della tua pelle.

Soffiata nel mio cuore, ne scandisce i battiti. Ho seguito i movimenti delle tue mani. ho voluto dipingere la mia immagine. Mi sono persa.

Bianco.

Le piogge hanno cancellato gli strati che mascheravano le ruvidezze della nostra felicità.

Il solo accentua il pallore della mia pelle. Il mio sguardo si schiarisce.

“Coglierò minuscoli fiori, tanto da formare un piccolo giardino sul tuo cuore color terra umida.”

Rosso.

La linfa dell’albero scorre tranquilla. Tra le tue mani la buganvillea rifiorisce.

Sebastien Perez & Benjamin Lacombe - FRIDA - Rizzoli

20 Dicembre 2021

“Maria Sibylla, non smise mai di osservare e dipingere le farfalle e qualsiasi insetto, pianta o animale avesse intorno.
Viaggiò lontano lontano, per mare, per osservare specie più esotiche e tornata a casa raccolse in un libro ciò che aveva imparato, diventando una delle più grandi ricercatrici e disegnatrici di insetti e farfalle d
i tutti i tempi.”

Anna Paolini -MARIA SIBYLLA MERIAN la magia della crisalide - Logos


17 Dicembre 2021

Osare è perdere momentaneamente l’equilibrio; non osare è perdere se stessi.

“In generale, una persona attribuisce il proprio successo (un buon voto, una realizzazione nel campo professionale o in qualsiasi altro dominio) a una causa interna (ho raggiunto il risultato perché avevo le competenze necessarie) e duratura, sulla quale può esercitare un certo controllo (come organizzarsi di conseguenza). Quanti nutrono, invece, una sensazione di impostura riconducono il proprio successo solo a cause esterne (quindi instabili e sulle quali non è possibile alcun controllo): la fortuna, la gentilezza degli altri i loro errori di giudizio. Mai ai propri meriti.

..come la sindrome dell’impostore derivi da una lettura errata che in particolare le donne fanno di se stesse. Questa lettura si origina nello sguardo condizionato che la famiglia ha riservato loro, introducendo, per così dire, il verme nel frutto.

“…perché parli di successo? Dov’è il tuo merito? Di che cosa vai fiera? […]» «[…] C’è sempre in gioco del talento. E quanto alla mia povera parola ’successo’ con cui tanto ve la prendete, non sono affatto convinta di non meritarla per nulla. Voi avete presentato due belle immagini – ma io penso possa essercene una terza, una via di mezzo tra il non far nulla e il far tutto.» È Jane Austen che ha risolto la questione dell’incasso dei successi e del sentirsi l’impostore che li ha ottenuti. È la terza via: inutile dirsi che non c’entri il caso, in quello che siamo diventati, sbagliato dirsi che non c’entriamo noi. Si risolve andando, la sindrome dell’impostore: quando scopriranno che ho paura di perdere tutto sarò già al sicuro, quando scopriranno che non sono capace avrò già imparato.

La fiducia in noi stessi ci consente di non procrastinare all’infinito le decisioni da prendere e di lanciarci senza remore nei progetti che consideriamo stimolanti. Le nostre azioni prendono forma all’interno di questa dinamica di fiducia, che ci restituisce un senso di realizzazione e porta con sé la promessa di poterci spingere continuamente oltre i nostri limiti. Questo tipo di fiducia richiede tre capacità: non cercare necessariamente lo sguardo altrui per ottenere una conferma: al contrario, avanzare allo scoperto, con forza di volontà, in un’alchimia fatta di forza e flessibilità; avere una buona conoscenza di sé, delle proprie forze e debolezze, e porsi in maniera onesta di fronte alle sfide e ai propri desideri; essere in grado di sopportare i fallimenti, di elaborarli e integrarli nel normale processo di vita e di apprendimento. La nozione di accettazione di sé è pertanto fondamentale. La carriera scolastica, il posto occupato in seno alla famiglia, il modo in cui fallimenti e successi sono gestiti dalla medesima famiglia, tutto questo ha un impatto.

…quando possediamo un certo livello di fiducia in noi stessi, l’ignoto ci appare un po’ meno terrificante, perché sappiamo che ne usciremo vivi senza paura del ridicolo, dell’umiliazione o del rifiuto.

…ogni essere umano possiede tutto ciò che gli serve per funzionare pienamente e autodeterminarsi, purché rimanga vicino alla propria esperienza profonda, vale a dire al suo amalgama di percezioni corporee e sensoriali, di vissuto e della valutazione che ne ricava…

Che cosa devo insegnare a mia figlia?
Le 5 abilità fondamentali.

1.Amarsi.

2.Rispettarsi.

3. Non lasciarsi rinchiudere negli stereotipi.

4. Avere il coraggio di agire.

5.Sapere come farsi valere”

Elisabeth Cadoche - Anne de Montarlot - E SE POI MI SCOPRONO? - Longanesi

14 Dicembre 2021

“Nacqui quando ancora non esisteva nome per ciò che ero. Mi chiamarono ninfa, presumendo che sarei stata come mia madre, le zie e le migliaia di cugine. Ultima fra le dee minori, i nostri poteri erano così modesti da garantirci a malapena l’immortalità. Parlavamo ai pesci e coltivavamo fiori. Distillavamo la pioggia dalle nubi e il sale dalle onde. Quella parola, ninfa, misurava l’estensione e l’ampiezza del nostro futuro. Nella nostra lingua significa non solo dea, ma anche sposa.”

“Lassù le costellazioni ruotano e tramontano. La mia natura divina sfolgora in me come gli ultimi raggi di sole prima di tuffarsi nel mare. Un tempo pensavo che gli dei fossero opposti alla morte, ma adesso vedo che sono più morti che altro, poiché sono immutabili, e non possono trattenere nulla nelle mani.”

Madeline Miller - CIRCE - Feltrinelli

Adesso è inverno
Con inverno intendo: bianco, silenzioso,
duro, non te lo aspettavi,
non è cosa che si pensi accadere
su un’isola come questa
e non è mai successo prima
ma io sono il luogo dove
tutti i desideri sono appagati,
intendo proprio: tutti i desideri.
E’ troppo freddo per te?
Tu l’hai chiesto,
questo ghiaccio, questo muro di
cristallo, questo enigma. Scioglilo tu.

E’ la storia che conta. E non venirmi a dire che questa non
è una storia, o che non è la stessa storia. Lo so che hai
compiuto ogni tua promessa, mi ami, dormiamo fino a
mezzogiorno e passiamo il resto della giornata a mangiare,
il cibo è superbo, non lo nego.
Ma mi preoccupo del futuro. Nella storia la nave scompare
un giorno all’orizzonte, scompare e basta, non si dice che
cosa succede a quel punto. Sull’isola intendo. E’ degli
animali che ho paura, non facevano parte dell’accordo, non
li hai neanche menzionati, potrebbero ritrasformarsi di
nuovo in uomini. Ma io, sono veramente immortale? gliene
importa qualcosa al sole? quando parti mi restituirai le
parole? Non sfuggire, non far finta che dopo tutto non
partirai: nella storia tu parti e la storia è spietata.

Tratto da "CIRCE / FANGO" poema di Margareth Atwood

13 Dicembre 2021

“Quando sarà spezzata l’infinita schiavitù della donna, quando ella vivrà per sé grazie a sé, l’uomo – finora abominevole – finalmente arreso, sarà poeta, poeta anche lei! La donna scoprirà qualcosa dell’ignoto! I mondi delle sue idee saranno diversi dai nostri? Scoprirà cose insolite, misteriose, respingenti, incantevoli; noi le adotteremo, noi le capiremo. (Arthur Rimbaud)”

Sandra Petrignani – LEGGERE GLI UOMINI – Editori Laterza


12 Dicembre 2021

“Per quanto mi riguarda, penso non ci sia mito più irritante e falso dell'”eterno femminino”, che è stato inventato dagli uomini con la complicità delle donne e che descrive queste ultime come intuitive, affascinanti, sensibili. Gli uomini hanno il potere di dare a simili parole un’accezione lusinghiera, al punto che molte donne si lasciano ingannare da quell’immagine. Svelano i misteri dei loro cuori, i segreti delle loro intime emozioni…

Ma, quando parla della sensibilità delle donne, in realtà l’uomo si riferisce alla loro mancanza di intelligenza, quando parla di fascino, alla loro mancanza di responsabilità, quando parla di capriccio, alla loro propensione al tradimento. Non lasciamoci ingannare. E’ evidente che i due sessi appaiono uguali solo negli atti ufficiali e nei registri e nei registri di stato civile.

Le donne stanno diventando sempre più indipendenti e al tempo stesso responsabili, attive artefici della costruzione del mondo. Ma questa trasformazione fa ancora paura. Da ogni angolo sbucano profeti

pronti a scommettere che le donne manderanno in rovina l’amore, e con esso tutta la poesia, la fantasia, la gioia. Finora la nostra civiltà non ha conosciuto altra forma d’amore che quella fondata sull’ingiustizia. Le donne capaci di vera passione devono venerare il loro padrone, il loro re, il loro dio, guardarlo sempre con occhi adoranti. Questa idea è talmente radicata nel cuore degli uomini, che appena una donna non si prostra ai loro piedi, vanno nel panico al pensiero di essere costretti a vestire gli ignominiosi panni dello schiavo.

Vedo donne che si potrebbero a buon diritto definire femminili (nel senso che si sposano e hanno figli) adottare uno stie di vita del tutto apprezzabile ai miei occhi: hanno un lavoro e intrattengono con il marito rapporti d’ uguaglianza se non di superiorità. Sarebbe un errore madornale credere che per essere femministe si debba rifiutare di avere figli!

Il fatto è che non si deve cadere in un femminismo astratto, che neghi per esempio l’esistenza della femminilità solo perché è un fatto di cultura e non di natura: sono assolutamente lontana da una simile prospettiva. Fingere che non ci siano più differenze tra uomini e donne perché al giorno d’oggi hanno le stese opportunità e la stessa libertà è veramente ridicolo.

…sono del tutto convinta che le donne siano profondamente diverse dagli uomini. Ma quello che non ammetto invece è che la donna sia differente dall’uomo”.

Simone de Beauvoir - LA FEMMINILITA' UNA TRAPPOLA - L'Orma editore (raccolta di scritti inediti dal 1927 al 1983)

10 Dicembre 2021

“Lo chiamano esordio, come l’esordio di una cantante o di una scrittrice, come se ci fosse un futuro luminoso che attende. una strada in discesa pronta a farsi percorrere. Qualcosa di bello e nuovo che si mostra a tutti.

Avevo sentito tutta d’un colpo la sua fragilità e non volevo che qualcosa di simile alla consapevolezza del tempo e delle sue offese passasse anche a lei. Così avevo parlato di dalie.

Perché zia Camilla con i fiori era bravissima. E anche a fare le torta sabbiosa con la marmellata di rose…e a cucire le sue gonne a pieghe…e a cucinare il risotto…e a fare l’ortogiardino…

Così era zia Camilla. Brava in tutto e generosa.

Poi arriva l’esordio.

C’era un odore entrando. Odore di polvere…

L’interno del frigorifero un unico blocco compatto di cibo di ogni età e tipo…

Dalla celletta del ghiaccio scendevano delle pagine in parte incollate sul fondo del frigorifero, era una copia di Famiglia Cristiana.

Si legge in cerca delle cure, che ci sono, ma invece anche no perché non si guarisce.

Un farmaco che inverte il corso dell’esordio. Riavvolge l’esordio e puf, mai esistito.

Non era ancora capitato niente, quasi niente di quello che si trovava descritto.

Proprio quasi niente.

Solo il cappotto in un giorno di sole.

Non era mia madre ma io ero sua figlia.

Zia Camilla non aveva avuto bambini ed io ero nata di troppo.

Se è sveglia quando arrivo le racconto di Teo… dei ragazzi che sono bravi, ormai grandi ed indipendenti.

Lei ascolta.

– Sei fortunata ad avere figli – dice.

Poi si ferma. Credo si chieda se le ne ha o no. La prima frase è quella di sempre, è sicura che va bene, ma poi le arriva il dubbio e non continua.

Allora continuo io.

– Tu non ne hai avuti zia Camilla, ma ci sono io l’Andreina -.

– Ti voglio bene e ti porto nel mio cuore -. Mi stringe la mano e si addormenta.

Ho anche spesso pensato come definire quei giorni che non sarebbero passati alla storia, trascorsi a giocare a carte, cantare vecchie canzoni…a bere tè verde alla menta…

Erano giorni felici, questo è tutto. Fatti di tempo presente che nessuno ha più. Tempo che non correva avanti strizzato da quel che sarà da fare. pieno di senso perché era allegro. Di libertà. Senza programmi. Gli orologi dalle lancette obbedienti solo alla nostra improvvisazione…

Zia Camilla ci regalava la vita come dovrebbe essere.

Sei stanca zia Camilla?

Sì.

Allora vai.

Vado?

Sì.

Ti voglio bene e ti porto nel mio cuore.”

Mariapia Veladiano- ADESSO CHE SEI QUI - Guanda

8 Dicembre 2021

Solo l’autobiografia è letteratura, i romanzi sono la scorza, e alla fine si arriva al nocciolo: o io o tu.

“…una donna, se vuole scrivere romanzi, deve avere soldi e una stanza per sé, una stanza propria; il che, come vedete, lascia insoluto il grosso problema della vera natura della donna e della vera natura del romanzo.

Ma per la donna, pensavo, guardando gli scaffali vuoti, queste difficoltà erano infinitamente più grandi. In primo luogo, avere una stanza tutta per sé, e non diciamo una stanza tranquilla o a prova di rumori, era completamente impossibile, a meno che i suoi genitori fossero eccezionalmente ricchi o molto nobili, perfino agli inizi del Novecento. Poiché i suoi soldi spiccioli, che dipendevano dalla buona volontà di suo padre, bastavano appena per provvederla di vestiti, non si poteva avvalere di certe consolazioni di cui invece si avvalevano perfino Keats, Tennyson o Carlyle, tutti e tre piuttosto poveri, facendo una lunga gita a piedi, un piccolo viaggio in Francia, oppure prendendo un alloggio separato il quale, anche se abbastanza miserabile, era sempre un rifugio contro le pretese e le tirannie della famiglia. Queste difficoltà materiali erano formidabili; ma assai peggiori erano quelle immateriali. L’indifferenza del mondo, che tanto faceva soffrire Keats e Flaubert e altri uomini di genio, nel caso della donna non era già indifferenza bensì ostilità. Il mondo non diceva loro, come agli altri scrittori: Scrivete se volete; per me è esattamente lo stesso. Il mondo diceva ridendo: Scrivere? A che cosa vi serve scrivere?

…è abbastanza evidente che perfino nell’Ottocento nessuno incoraggiava le donne a diventare artisti. Al contrario, esse venivano disprezzate, schiaffeggiate, ammonite ed esortate. Il bisogno di opporsi a tutto questo, di provare che non era vero, doveva significare una notevole tensione dell’animo, e una continua perdita di vitalità. E qui ci avviciniamo a quell’interessante e oscuro complesso maschile che ha sempre avuto una così forte influenza sul movimento femminista; quel profondo desiderio, non tanto di dimostrare che lei è inferiore, quanto di provare che lui è superiore.

La storia dell’opposizione degli uomini all’emancipazione delle donne è forse più interessante della storia stessa di quella emancipazione. Se ne potrebbe fare un libretto divertente, se qualche giovane studentessa di Girton o Newnham si decidesse a raccogliere degli esempi e trarne una teoria; ma la giovane in questione dovrebbe proteggersi le mani con guanti di pelle spessa, e il corpo con sbarre di oro massiccio.

La libertà intellettuale dipende da cose materiali. La poesia dipende dalla libertà intellettuale. E le donne sono sempre state povere, non soltanto in questi duecento anni, ma dagli inizi dei tempi. Le donne hanno avuto meno libertà intellettuale di quanta non ne avessero i figli degli schiavi ateniesi. Le donne, pertanto, non hanno avuto la più piccola opportunità di scrivere poesia. Perciò ho insistito tanto sul denaro e sulla stanza propria.

Perciò vi chiedo di scrivere ogni sorta di libri, su qualunque argomento, senza dubitare, per quanto triviale o per quanto vasto vi possa sembrare. In un modo o nell’altro, spero che un giorno avrete denaro sufficiente per viaggiare e per oziare, per contemplare il futuro o il passato del mondo, per sognare davanti ai libri e vagare per le strade e lasciare che la lenza del pensiero scenda sempre più in fondo al fiume. Poiché non ho alcuna intenzione di confinarvi al romanzo. Se volete farmi piacere – e ci sono migliaia di lettori come me – dovete scrivere libri di viaggi e di avventure, di scienza e di filologia, di storia e di biografia, di critica e di filosofia e di sociologia.

Perciò quando vi chiedo di scrivere più libri vi sto incitando a fare qualcosa che contribuirà al vostro bene e al bene del mondo intero.

«Continuerò ad azzardare, a cambiare, ad aprire la mente e gli occhi, rifiutando di lasciarmi incasellare e stereotipare. Ciò che conta è liberare il proprio io: lasciare che trovi le sue dimensioni, che non abbia vincoli»

Virginia Woolf - UNA STANZA TUTTA PER SE' - Feltrinelli
Nadia Fusini - POSSIEDO LA MIA ANIMA Il segreto di Virginia Woolf - Feltrinelli

6 Dicembre 2021

“Le donne che leggono sono pericolose perché non si annoiano mai, qualunque cosa accada hanno sempre una via di fuga, se ne infischiano se le fai troppo soffrire perché loro s’innamorano di un altro libro, di un’altra storia, e ti abbandonano.

Le donne che leggono sono pericolose perché nutrono i loro sogni e non c’è nulla di più rivoluzionario di una donna che sogna di cambiare la propria vita, se lo fa, farà la rivoluzione, se non la fa seminerà il terrore.

Le donne che leggono sono pericolose soprattutto per se stesse. Ci sarà un motivo se la storia dell’umanità ha ritardato la lettura alle donne.

La natura sapeva che avrebbe complicato loro la vita.

Comunque sia pazienza, leggere è meraviglioso. “(D. Bignardi)

Laure Adler & Stefan Bollmann – LES FEMMES QUI LISENT SONT DANGEREUSES – Flammarion (Esiste anche l’edizione italiana pubblicata da Rizzoli)