Le quattro di mattina

Voglia di tenerezza

“La sua energia era sempre scaturita dalla capacità di aspettarsi qualcosa, una specie di speranza rimasta intatta anno dopo anno a dispetto di tutte le difficoltà. Era la speranza, il pensiero che sicuramente sarebbe successo qualcosa di bello, a tirarla giù dal letto la mattina e a mandarla a letto contenta la sera. Per quasi cinquant’anni una sorgente segreta le aveva riversato la speranza nel sangue, e lei aveva passato le sue giornate in attesa, sempre pronta per una nuova sorpresa e sempre ricompensata.”

“I miracoli esistevano, ma non ci si poteva contare. Non sarebbe mai andato bene niente, ma erano le quattro di mattina e lei era alla soglia dei cinquant’anni. Non voleva arrendersi alla mediocrità, alla placidità e al vuoto.”

Il New York Times ha scritto: Vi farà ridere e vi farà piangere. Una sintesi perfetta della bellezza di questo libro da cui nel 1984 venne tratto l’omonimo film vincitore di cinque premi Oscar! Sono passati quasi quarant’anni ed io non l’ho ancora visto…inconsciamente, forse, desidero sempre prima leggere il libro!

Larry McMurtry – VOGLIA DI TENEREZZA – Einaudi



Ed io avrò cura di te…

Prima di tutto le brave persone sono autentiche perchè sono sempre guidate dalla sincerità.

“Allora possiamo partire insieme. Devi ancora raccontarmi il viaggio in India.”

Hai ragione. E’ passato molto tempo…ma ricordo tutto, ogni porto, ogni miglio.”

Vibia Matidia, nipote dell’imperatore Traiano, donna di rara generosità e di grande cultura ha raggiunto i Campi Elisi.

Ad attenderla c’è Marco, l’amico di sempre: “E’ bello vederti, staremo bene qui.”

Insieme ripercorrono con la memoria il viaggio intrapreso da Marco, per conto dell’amica, verso l’India alla ricerca di un volume di cui poco si conosceva: “Perfetto: vado alla ricerca di qualcosa che nemmeno esiste e potrò tornare solo quando l’avrò trovato…”, qualcosa di innovativo che poteva rappresentare non solo una religione, ma un modo di vivere e di pensare.

E’ Matidia che finanzia la costruzione della nave, come pure l’acquisto, durante il viaggio, di pietre preziose, di perle in particolare.

Appena la nave, tanto desiderata e sognata, è pronta per l’acqua, Marco, sempre risoluto a partire e navigare, salpa con il fedele Curzio e “Una volta preso il ritmo del mare il timone si fece leggero” come i loro pensieri.

La prima è però una falsa partenza. Marco sottovaluta i segni di una tempesta scritta nel cielo e sopravvaluta le potenzialità di Xifias. La sua nuova nave viene sbattuta in secca su una spiaggia. La violenza della natura non ha tolto alla barca il suo fascino, ma l’albero e l’antenna.

A questo punto sembrerebbe necessario rimandare il viaggio di un anno, ma sulla spiaggia del naufragio, sulle coste della Bitinia, Marco e Curzio, vengono avvicinati da una giovane fanciulla, Arvad, che diventa parte dell’equipaggio ed in soli due mesi li aiuta a rimettere la nave in mare pronta per Alexandria e la sua biblioteca: “Un tempo avrei pagato qualsiasi cifra per una settimana nella biblioteca di Alessandria. Sono piaceri che pochi possono capire”.

La sosta nella Biblioteca tolemaica, che avrebbe dovuto custodire tutta la sapienza umana, permette a Marco di immaginare e poi affrontare il percorso: Babilonia, il canale di Traiano, il Mare Rubrum e, seguendo le rotte indicate dal Periplus Maris Erythraei, raggiungere l’India : “Con le sole armi del nostro amore per il mare, dopo due giorni passati lambendo la costa riuscimmo a trovare quello che stavamo cercando…”.

L’India, le trentacinque o trentasei perle per una collana, (il mistero si scioglie leggendo), i magazzini di beni preziosi allietati dalla musica, una canzone che parla di desiderio, di qualcosa che non si può avere. Tutto diventa spunto per profonde ed intense riflessioni: “A volte, volere è meglio che avere. Se avessimo quello che desideriamo, allora si rovinerebbe tutto. In questo mondo purtroppo, ci sono cose che stanno meglio senza di noi.”

“Il mare guarisce tutto. Ha guarito persino me, con le armonie della sua musica. Tu che avevi? Quello che non potevo avere.”  La via delle perle è la storia di un viaggio per mare. Un viaggio catartico non facile, ma il mare, le onde, il vento, concedono agli uomini di diventare un tutt’uno con lui, permettono di riprendersi l’anima, per poi sentirsi parte di un’anima universale.

“Oh no, tu hai fatto molto di più. Tu sei sempre partito senza mai allontanarti da me. Tu mi hai insegnato che solo l’amore può farsi beffe del tempo…il nostro amore resterà, resterà per sempre.” La via delle perle è anche la storia di un Amore, profondo, impossibile da racchiudere nello spazio e nel tempo, che a tratti ci lascia una vena malinconica, perché non sembra essere vissuto pienamente “La abbracciai senza sentire il suo calore e senza che lei si scaldasse del mio.”. La bellezza e la pienezza di questo amore forse però sono proprio lì nella “Cura” che Matidia e Marco si sono donati per una vita intera ed oltre la vita, in quel sentirsi vicini anche quando il mare li separava.

Gianluca Sabatini ” La via delle perle” Il Frangente Edizioni

Il Frangente è una casa editrice di Verona , leader nella produzione e pubblicazione di portolani, manuali e carte nautiche. Gli editori, con rara sensibilità, hanno dedicato una parte della propria produzione alla narrativa. Sono i racconti dei viaggi intrapresi per mare da navigatori italiani, forse non conosciuti al grande pubblico, ma comunque intensi ed appassionati.

Buon vento!


Each time you break my heart

“Open the Door to your Heart and let love come running in…” Innamorarsi a quindici anni di un cantante è pura magia. Impari i suoi testi a memoria, desideri ascoltare a ripetizione solo la sua musica. Se quindici anni poi li hai vissuti alla fine degli anni ’80, sai che  di quel ragazzo dagli occhi profondi, che da oggi suona in una nuova ed eterna dimensione, non possiedi un CD o non hai “scaricato” da internet la sua musica…no, di lui possiedi un 33 giri (conservato gelosamente) da dove un Nick Kamen giovane e straordinariamente bello ti guarda e continua ad emozionarti. Facile cedere in questa  notte di maggio alla malinconia, al pensiero che la “giovinezza che si fugge”…stia fuggendo fin troppo rapidamente. Forse, ora come allora, chiudere gli occhi e stampare un bacio sulla copertina di Nick rimane uno speciale rimedio per non smettere di sognare! Each time you break my heart❤️



Venezia, la primavera e un po’ di malinconia

E dove possiamo trovarla?

Possiamo essere scettici, ma una #cosabellalgiorno inevitabilmente “fiorisce” davanti ai nostri occhi, o fra le nostre mani e questo anche quando il nostro animo non è disposto a coglierla o ad accoglierla. Oggi mi sono sentita molto poco recettiva nei confronti di questa neonata Primavera, che ci trova nuovamente rinchiusi, senza la possibilità di muoverci liberamente e che non ci permette di fare programmi a lunga scadenza. Ancora una volta però ho provato che i miei miglior antidoti contro la malinconia sono i libri.

Mi sono immersa nella lettura di “Pimpernel” di Paolo Maurensig ed ho ritrovato il fil rouge di queste mie giornate in lock-down (e non solo) ovvero la ricerca della bellezza nella sua essenza:

“Intendete parlare della Bellezza in sè?… E dove possiamo trovarla?…E’ inutile cercare di scoprire dove si trova. Possiamo vivere una vita intera senza incontrarla. Ogni sforzo della nostra intelligenza risulta vano. Essa si nasconde fuori dal nostro sguardo, eppure ci è vicina, ma non tutti, anzi pochissimi possono vederla. Molti ne parlano come se la conoscessero; fanno dei grandi discorsi, ma un occhio di vetro per quanto brillante possa essere resta sempre cieco…Ma dove dobbiamo guardare? State pur certo che, se mai doveste incontrarla, essa si paleserebbe davanti ai vostri occhi in modo tale da diventare in pratica la sola cosa evidente…Può essere un libro, o anche solo il verso di una poesia. O un dipinto.

…e poi Venezia, la mia città del cuore, il mio angolo privilegiato di solitudine era lì:

“Mentre da tutto il resto del mondo si levava l’incalzante strepito della modernità, Venezia era l’unica città avvolta ancora in un magico silenzio. Non vi era fracasso di ruote, né scalpitare di zoccoli. Semmai si udiva chiaramente lo sciabordare del remo mosso dal gondoliere…”

…insieme ai miei ricordi, la piazza alberata del Ghetto, San Nicolò, Campo dei Frari, e i miei mille passi a perdermi fra le calli.

La Bellezza, Venezia…e una nostalgia che per un attimo è cura. Ecco, forse, dove dobbiamo guardare.

Paolo Maurensig – PIMPERNEL – Einaudi


Chissà se lo sai…

Le zeppole di San Giuseppe

E’ quasi domani…

Però non volevo perdere l’occasione di trovare, anche in una giornata particolarmente pesante, com’è stata quella di oggi, un attimo di bellezza e di pace.

#unacosabellalgiorno è un esperimento di pasticceria riuscito, che ha profumato la cucina di scorza di limone e vaniglia.

La quiete invece è giunta riascoltando una bellissima canzone di Lucio Dalla il cui testo “nasconde” forse un desiderio attualissimo?

E sotto quale stella, tra mille anni
Se ci sarà una stella, ci si potrà abbracciare?…

Ti ho guardata e per il momento
Non esistono due occhi come i tuoi
Così neri, così soli che
Se mi guardi ancora e non li muovi
Diventan belli anche i miei E si capisce da come ridi che
Fai finta e che non capisci, non vuoi guai
Ma ti giuro che per quella bocca che
Se ti guardo diventa rossa
Morirei Ma chissà se lo sai?
Ma chissà se lo sai?
Forse tu non lo sai
No, tu non lo sai. Poi parliamo delle distanze, del cielo,
E di dove va a dormire la luna quando esce il sole
E di come era la terra prima che ci fosse l’amore
E sotto quale stella, tra mille anni
Se ci sarà una stella, ci si potrà abbracci
are?…”


Le dèjeuner sur l’herbe

#unacosabellalgiorno: un petit dèjeuner sur l’erbe è stato il mio attimo di bellezza quotidiano.

Nulla di troppo impegnativo: un po’ di pane, qualche pomodoro ed un adorabile formaggio alle erbe fatto con cura dalla mia amica Arianna sulla Langa, quella vera, Alta e Fenogliana.

…e poi, cosa non da poco, “l’herbe”!

Si perché vivere in campagna in questi mesi di Covid è stato, ed è un grandissimo privilegio. Il prato, gli alberi, i bulbi che sbocciano, i fiori da piantare sono diventati potenti alleati, così come lo sono state le foglie o le pigne da raccogliere durante l’autunno.

La natura, con i suoi avvicendamenti, scandisce lo scorrere del tempo e mi aiuta a non cadere nello stereotipo che ogni giorno sia uguale ad un altro:

“La Natura, la bellezza, il giardino, il profumo di un fiore, aiutano a fantasticare e a riflettere. Molte piante evocano miti, poesie, leggende…indugiare su questi pensieri, ricordare aiuta a dare alla nostra vita un senso e una serenità distaccata e nello stesso tempo partecipe.”

L’arte, la poesia e la natura sono legate indissolubilmente. Attingere a queste fonti di bellezza e lasciarcene letteralmente travolgere può essere un buon balsamo per le nostre anime messe a dura prova da una triste quotidianità.

Gian Lupo Osti “INVECCHIARE IN GIARDINO” Edizioni Ponte alle Grazie


Rosso: odi et amo

Questo miscuglio inebriante di potere e sensualità

“Perché la luce è colore, e l’ombra è la sua assenza.” (J.M.W. Turner)

Rosso: Scarlatto, Cocciniglia, Vermiglione, Rosso corsa, Ematite, Lacca di garanza, Sangue di drago.

Quante sfumature e quante storie meravigliose intorno a questa tinta riservata, fin dagli albori della storia, ai generali Romani o ai copricapi dei governanti e dei sacerdoti Atzechi. Simbolo di potere e di sensualità ma anche di aggressività, il diavolo viene sempre raffigurato rosso, diventa però, per alcuni popoli, anche colore di buon auspicio e di gioia.

Una pentola di ceramica rossa, un mazzo di ranuncoli rossi, un Atlante sentimentale dei colori (come guida) sono diventati, oggi, i miei strumenti strategici per sfuggire al senso di oppressione e chiusura che inevitabilmente, in questi giorni, associo a questa tonalità. Cucinando nella pentola rossa e riempiendo il vaso di ranuncoli ho cercato nella memoria immagini felici di rosso.

Ho ripensato alla mia prima macchina Rosso corsa, dono di un marito premuroso, ad un cappotto Vermiglio che mi ha accompagnato durante l’attesa di mia figlia Francesca e ad un vestito di lino Scarlatto che mia suocera aveva (ed ancora ha) l’abitudine di indossare d’estate, di ritorno dal mare e che faceva risaltare ancor di più la sua pelle ambrata e i suoi capelli biondi.

#unacosabellalgiorno e tanti “tubetti” di colore perché come diceva Claude Monet : “Ciò che tiene sveglio il mio cuore è il silenzio colorato.”

Kassia St Clair ” ATLANTE SENTIMENTALE DEI COLORI” UTET


#unacosabellalgiorno

LASCIARE CHE IL VENTO TRA GLI ALBERI PORTI IL SUONO DEL MARE

Oggi ho desiderato il mare.

Oggi ho immaginato il mare in questo cielo blu sferzato dal vento di marzo.

Vorrei essere capace di trovare ogni giorno un “istante” di bellezza da fermare, per non permettere a questo anno orribile, che ci allontana dalle persone, dagli affetti, da ciò che nutre le nostre anime, di avere la meglio. Ho fatto questo scatto, poi ho chiuso gli occhi e per un attimo il vento fra i rami del pino marittimo è diventato il suono del mare.

Vorrei essere capace di leggere, scrivere, fotografare un po’ ogni giorno, per essere parte di questo tempo e non esserne solo trasportata, ma com’è difficile fare propositi in questo tempo sospeso.

“Ho trascorso tutte le estati della mia vita a fare propositi per settembre, ora non più.

Adesso trascorro l’estate a ricordare i propositi che facevo e che sono svaniti, un po’ per pigrizia, un po’ per dimenticanza.

Che cosa avete contro la nostalgia, eh?

E’ l’unico svago che ci resta per chi è diffidente verso il futuro. L’unico.

Senza pioggia, agosto sta finendo, settembre non comincia e io sono così ordinario.

Ma non c’è da preoccuparsi, va bene. Va bene così.” (La Grande Bellezza)

Nessun proposito, un po’ di nostalgia e tanta bellezza.