Vogliamo tutti la stessa cosa…

Vogliamo tutti la stessa cosa

ma non la trova nessuno.

Alla fine della giornata

bisognerebbe chiedersi:

quanta luce ho preso oggi,

quante persone ho abbracciato?

Il desiderio bisogna tenerlo

vivo con le nostre braccia,

attaccare i respiri che vagano

nell’aria, dire ai morti di parlare

che noi ancora li ascoltiamo

e dire a chi è solo che avrà il nostro amore

anche se siamo già innamorati.

Sentire il dovere di abbracciare gli altri

non per quello che piace a noi

ma per quello che piace a loro.

Essere amorevoli con tutti

e poi infiammarsi per qualcuno:

alla fine della giornata

è bello aver creduto

a un’ebrezza sconfinata.

La poesia è di Franco Arminio poeta, scrittore e regista italiano che ama definirsi “paesologo”. E’ in arrivo il suo nuovo libro di poesie pubblicato dall’editore Bompiani “L’infinito senza farci caso -poesie d’amore-“.



American breakfast

…honey I’m tougher than the rest if you’re rough enough for love baby I’m tougher than the rest…

In quasi ogni film americano che si rispetti compare prima o poi una ciambella (donut!) o un’intera scatola e il desiderio di divorane una, a volte, è davvero irresistibile!

Sicuramente gustate a New York avranno un altro sapore, ma anche sul tavolo della nostra colazione possono avere un loro perché. Ancora di più se accompagnate da una buona tazza di caffè nero bollente e da una canzone di Bruce Springsteen, che ha compiuto 70 anni il 23 settembre, ma rimane sempre “The Boss”!

Io suggerisco “Tougher than the rest”… buon risveglio!

CIAMBELLE

Ingredienti

600 grammi di farina di tipo 1 o di farro

1 bustina di lievito di birra disidratato

80 grammi di zucchero di canna (si può aumentare la quantità fino a 120 grammi se le preferite più dolci)

60 grammi di olio di mais

200 ml di latte

1 vasetto di yogurt bianco (125 grammi)

buccia grattugiata di 1 limone

Versare in un recipiente la farina , il lievito, lo zucchero, poi lentamente aggiungere il latte, l’olio, lo yogurt ed infine la buccia grattugiata di un limone.

Amalgamare prima gli ingredienti con un cucchiaio e poi lavorare l’impasto con le mani. quando risulterà compatto ed elastico, un po’ come quello della pizza, lo si lascia riposare per un paio d’ore fino al suo raddoppio.

Una volta lievitato, l’impasto va steso su una spianatoia, non troppo sottile.

Si ritagliano con un coppa-pasta tondo o con un bicchiere le ciambelle e poi si pratica , come si riesce, un piccolo buco al centro! Conta il gusto non la perfezione.

Le ciambelle si fanno lievitare ancora una mezz’ora e poi sono pronte per essere cotte nel forno preriscaldato a 180 gradi per una ventina di minuti.

Possono ovviamente anche essere fritte, ma cotte in forno rimangono morbide e leggere.

Spolverarle appena uscite dal forno con un’abbondante spruzzata di zucchero a velo; per farlo aderire meglio spennellare le ciambelle ancora calde con un po’ di acqua o di latte.


Soluzioni alternative…

Mi sentivo morbida e calma e sentivo le cose.

Mi sono chiesta tante volte se si può abbandonare la lettura di un libro.

Non ne sono capace.

Lo accantono, leggo qualcosa d’altro, ma poi devo riavere fra le mani l’oggetto del mio “abbandono”.

“Il mio anno di riposo ed oblio” mi ha costretto ad un lungo duello, ma ancora una volta ha vinto lui e sono arrivata alla fine.

Le modalità che la giovane protagonista sceglie per superare il suo dolore, se da un lato fanno un po’ a pugni con il mio modo di affrontare le difficoltà , da un altro mi hanno spinto, pagina dopo pagina, a domandarmi se “il fastidio” (in senso metaforico) che provavo leggendo non fosse altro che attrazione per questa sua scelta, per questo sua ricerca di riposo ed oblio …

Sto ancora riflettendo.

Una conferma però l’ho avuta: ogni libro, ogni lettura lascia qualcosa. Potremo non comprendere sempre tutto, non condividere, a volte proprio non amare, ma ci sarà sempre una parola, una frase che rimarrà nei nostri pensieri.

…e questo per me è straordinariamente bello.

“Respirai e continuai a camminare e mi sedetti su una panchina a guardare un’ape che volava in cerchio sopra la testa di un gruppo di adolescenti di passaggio. Il ritmo dei rami oscillanti dei salici era maestoso e aggraziato. Gentile. Il dolore non è l’unico banco di prova per crescere, mi dissi. Il sonno aveva funzionato. Mi sentivo morbida e calma e sentivo le cose. Era una bella sensazione. Questa era la mia vita ora.”

Ottessa Moshfegh “Il mio anno di riposo e oblio” Feltrinelli editore

p.s. Un grazie di cuore alle mie Amiche Silvia e Ilaria, so che loro capiranno il perchè!

TORTA DI CIOCCOLATO ALL’ACQUA

Anche questa torta rappresenta una soluzione alternativa, sempre golosa ma molto leggera! L’abbinamento al gusto leggermente amarognolo della marmellata di clementine o a quello acidulo delle albicocche la rende perfetta.

INGREDIENTI

200 grammi di farina di farro

120 grammi di zucchero di canna (si può aumentare la quantità se la si vuole più dolce)

1 bustina di lievito

1 vasetto di yogurt greco magro (175 grammi)

60 grammi di olio di mais

40 grammi di cacao in polvere

1 uovo

200 grammi di acqua a temperatura ambiente

cioccolato fondente o al latte a pezzetti q.b.

Se si utilizza un frullatore mettere tutti gli ingredienti e lavorare insieme fino ad ottenere un impasto omogeneo. Se si utilizzano le fruste unire prima lo zucchero e l’uovo, poi lo yogurt, l’olio, l’acqua ed infine la farina, il cacao e il lievito.

Versare nella teglia metà impasto, aggiungere secondo il proprio gusto qualche scaglia di cioccolato fondente o al latte, coprire con l’impasto restante e decorare ancora con qualche pezzo di cioccolato.

Cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per 40 minuti.


Le Altre…

“ Io non ho paura di quelle che il mondo chiama “belle donne”.
Io ho paura delle altre.
Ho paura di quelle che escono di casa con un filo di trucco.
Di quelle che capisci subito se hanno passato una nottata in bianco dalle occhiaie che si portano dietro.
Di quelle che si legano i capelli con una matita.
Di quelle che si guardano allo specchio e sorridono perché non hanno nemmeno un capello al posto giusto.
Ho paura di loro.
Di quelle che si fermano sui dettagli,
su particolari tuoi che nemmeno tu stesso pensavi di avere.
Di quelle che sanno stare accanto agli altri,
ma non sanno come stare accanto a se stesse.
Di quelle che sono sempre di corsa,
ma si fermano ad ascoltare. Uno sconosciuto,
un amico,
un bambino.
Ho paura di loro.
Di quelle che ad un
“Sei bellissima”, arrossiscono,
s’imbarazzano.
Di quelle che custodiranno gelosamente il Girasole che le hai regalato finché l’ultimo petalo non si sarà seccato e rompendosi cadrà sul pavimento,
perdendosi tra la polvere, sotto l’armadio.
Di quelle che non appaiono, non si vedono,
non si notano.
Il mondo sempre in primo piano.
E loro dietro.
Sullo sfondo.
Ho paura di loro.
Di quelle che sorridono alla vita,
tutti i giorni,
nonostante abbiamo migliaia di motivi per non farlo.
Di quelle che ti ascoltano davvero.
Di quelle che amano essere belle,
solo ogni tanto.
Solo per qualcuno.
Di quelle che sanno piangere.
Ho paura di loro.
Di quelle che per passare un’ora con te,
passerebbero anche otto ore in treno.
Ho paura di loro.
Di quelle per cui vale la pena restare.
Una volta.
Restare.
E ho paura di loro, soprattutto,
quando,
senza dire una parola ti scelgono,
restano e tu sei troppo distratto per accorgertene, troppo concentrato a fuggire da non sai cosa.
Ho paura di loro perché di belle donne il mondo è pieno.
Una donna del genere, invece,
se te la lasci scappare non saprai mai in quale parte del mondo la ritroverai.
Se mai la ritroverai. “






Apri gli occhi è già lunedì…

Io non ti vedo

Non ti vedo. So bene
che sei qui, dietro
una parete fragile
di mattoni e di calce, alla portata
della mia voce, se solo chiamassi.
Ma non chiamerò.
Domani ti chiamerò,
quando, non più scorgendoti,
fingerò che tu insisti
qui presso al mio fianco,
e che basta oggi la voce
che ieri tenni muta.
Domani … quando sarai
là dietro una
fragile parete di venti,
di cieli e di anni.

Pedro Salinas “Presagios” 1923


Dai tuoi occhi solamente

“Mentre si allontanava riusciva a sentire lo sguardo di lui perforarle la schiena, scavarle la pelle. Era uno sguardo che non si accontentava della superficie delle cose, voleva indagarle, sviscerarle, scomporle e ricomporle, fino a possederle. Era ciò che li rendeva simili. Tuttavia, la turbava il fatto che lui volesse raggiungerla oltre i muri innalzati nel tempo, che volesse decifrarla. Nessuno si era più preso quel disturbo, da troppi anni a quella parte.”

“Qualcosa si frappose tra le costole e il respiro, un dolore mai sopito, e dovette posare le mani sullo schienale di una sedia per non vacillare. Il passato non si dimentica, ha radici inestirpabili che si intrecciano al presente, definisce ciò che siamo, o ciò che siamo diventati. Per Vivian il passato era una stanza di specchi e ombre, di riflessi che le restituivano, incessantemente, i volti delle donne che l’avevano plasmata: una su tutte sua madre. La sua ombra incombeva ancora su di lei, sebbene da anni avesse cercato, in tutti i modi, di lasciarsela alle spalle. Tutta la sua vita era una fuga da colei che, per paradosso, le aveva insegnato a fuggire.”

“Io non credo che tu stia inseguendo qualcosa, Vivian. Credo che tu stia fuggendo da qualcuno. Ti stai nascondendo, come facevi da bambina. Solo che adesso ti nascondi dietro questa – concluse indicando la macchina fotografica.”

Francesca Diotallevi ha scritto un appassionante romanzo sulla figura di Vivian Maier, artista straordinaria, il cui talento è stato scoperto solo agli inizi del XXI secolo quando, del tutto casualmente, i suoi negativi e i suoi rullini sono stati ritrovati.

E’ una storia non facile, che colpisce a volte dritta al cuore; una storia da leggere guardando i suoi scatti: “Non tutte le storie sono storie d’amore, non tutte le storie hanno lieto fine. La mia è la storia di chi ha vissuto attraverso le storie degli altri, di chi ha visto tutto senza essere mai vista. La mia è la storia di un’ombra.”

Della stessa autrice ho letto anche il libro sulla tormentata e struggente storia d’amore fra Jeanne Hébuterne e Amedeo Modigliani. Li consiglio entrambi perché attraverso queste pagine si può cogliere “l’umanità” di quelli che a volte rimarrebbero solo artisti famosi sì, ma forse distanti dalla realtà.

dav

Francesca Diotallevi “Dai tuoi occhi solamente” Neri Pozza Editore

Francesca Diotallevi “Amedeo, je t’aime” Electa Storie