Ritorna

..a volte si pensa che una persona sia felice, ma poi magari è solo una facciata per non far preoccupare gli altri. Le persone felici sono prima di tutto persone gentili.

“Lottavo da sempre contro un gigantesco problema di malinconia immediata. Identificavo in tempo reale i momenti belli della mia vita e di colpo smettevo di viverli, di godermeli, per proiettarmi nel futuro e immaginare quanto avrebbero potuto mancarmi dopo che si fossero conclusi. Era una malattia grave che nel corso degli anni mi aveva rovinato una lista impressionante di momenti felici.

Conoscevo una sola magia nera per fare in modo che una donna non ti lasciasse mai veramente: farla vivere dentro di te, mantenere intatto nella memoria il sorriso più bello che ti aveva mai rivolto, il suo profumo, la morbidezza della sua pelle.

Cercarlo l’amore, o anche aspettarlo non ha nessun senso; è sufficiente sapere che ce n’è sempre uno destinato a te, da qualche parte…E se fa male, se ti lacera il cuore e poi ti lascia solo, va comunque conservata la straordinaria esperienza di averlo conosciuto…Io credo che il cuore non chiuda mai le porte. Il cuore lascia sempre l’amore libero di entrare e uscire. C’è un sacco di corrente nel cuore, con tutte quelle porte spalancate! Una vera tempesta di emozioni…”

Poesia, ironia, tenerezza e divertimento…la vita è imprevedibile!

Samuel Benchetrit “Ritorna” Neri Pozza


Il vicequestore aggiunto

“Trentanove anni. palermitana. Dodici anni di carriera in Polizia, dei quali i primi sei consacrati all’antimafia, e un curriculum costellato di casi brillantemente risolti. Dopo tre anni passati a Milano…, da undici mesi il vicequestore aggiunto Giovanna Guarrasi, per gli amici Vanina guidava la sezione Reati contro la persona della squadra Mobile di Catania.”

“E Catania invece? Catania è un toccasana, – rispose Vanina, d’istinto. Non sapeva come le era venuto, ma in fondo era quello che pensava. – E’ una città che trasmette energia. Io sostengo che la colpa – o il merito , dipende da come la vedi – sia della montagna. Tutta quella attività sotterranea, la terra che ti ribolle sotto i piedi. Un uomo non se ne può accorgere, però penso che qualcosa faccia.”

Al vicequestore Guarrasi e al suo modo di buttarsi “anima e corpo” nelle indagini ci si appassiona dopo poche pagine di lettura. Quelle “rogne” che a lei tanto piacciono, che la impegnano e la divorano coinvolgono a tal punto il lettore da togliere il sonno ad entrambi!!

Il vicequestore ama il vecchio cinema italiano, meglio se d’autore, passione che condivide con l’amico Adriano Calì, medico legale. Ama il buon cibo che spesso Bettina, la vicina di casa, le fa trovare amorevolmente pronto. Non si fida completamente dei suoi sottoposti, ma nutre una grande stima per l’ispettore capo Carmelo Spanò, che la coadiuva nelle investigazioni e per Biagio Patanè, anziano commissario in pensione e memoria storica della questura catanese

Vanina, (per gli amici!) è un personaggio affascinante e umanamente coinvolgente: è una donna che deve fare i conti con un passato doloroso che l’ha profondamente segnata “Perché cosa significhi vedere una persona che ami morire ammazzata l’ho imparato a quattordici anni…” che cerca di sfuggire (inutilmente, per sua stessa ammissione) a quello che il presente potrebbe nuovamente procurarle:

“Ma non avevo calcolato che dire addio non recide alcun legame, se il legame è saldo come era il nostro. E non protegge da nessun dolore. E’ un sacrificio inutile.”

Eppure uno spiraglio sembra far breccia anche nella corazza più dura…”per non rischiare di rimanere infelici a vita”.

“…quando uno cede ai sentimenti e inizia a far fatica a ignorarli, prima o poi finisce che deve prenderne atto. Questione di tempo.”

Imperdibili entrambi i romanzi. Buona lettura.

Cristina Cassar Scalia “Sabbia nera” Einaudi (2018) / “La logica della lampara” Einaudi (2019)



Soluzioni alternative…

Mi sentivo morbida e calma e sentivo le cose.

Mi sono chiesta tante volte se si può abbandonare la lettura di un libro.

Non ne sono capace.

Lo accantono, leggo qualcosa d’altro, ma poi devo riavere fra le mani l’oggetto del mio “abbandono”.

“Il mio anno di riposo ed oblio” mi ha costretto ad un lungo duello, ma ancora una volta ha vinto lui e sono arrivata alla fine.

Le modalità che la giovane protagonista sceglie per superare il suo dolore, se da un lato fanno un po’ a pugni con il mio modo di affrontare le difficoltà , da un altro mi hanno spinto, pagina dopo pagina, a domandarmi se “il fastidio” (in senso metaforico) che provavo leggendo non fosse altro che attrazione per questa sua scelta, per questo sua ricerca di riposo ed oblio …

Sto ancora riflettendo.

Una conferma però l’ho avuta: ogni libro, ogni lettura lascia qualcosa. Potremo non comprendere sempre tutto, non condividere, a volte proprio non amare, ma ci sarà sempre una parola, una frase che rimarrà nei nostri pensieri.

…e questo per me è straordinariamente bello.

“Respirai e continuai a camminare e mi sedetti su una panchina a guardare un’ape che volava in cerchio sopra la testa di un gruppo di adolescenti di passaggio. Il ritmo dei rami oscillanti dei salici era maestoso e aggraziato. Gentile. Il dolore non è l’unico banco di prova per crescere, mi dissi. Il sonno aveva funzionato. Mi sentivo morbida e calma e sentivo le cose. Era una bella sensazione. Questa era la mia vita ora.”

Ottessa Moshfegh “Il mio anno di riposo e oblio” Feltrinelli editore

p.s. Un grazie di cuore alle mie Amiche Silvia e Ilaria, so che loro capiranno il perchè!

TORTA DI CIOCCOLATO ALL’ACQUA

Anche questa torta rappresenta una soluzione alternativa, sempre golosa ma molto leggera! L’abbinamento al gusto leggermente amarognolo della marmellata di clementine o a quello acidulo delle albicocche la rende perfetta.

INGREDIENTI

200 grammi di farina di farro

120 grammi di zucchero di canna (si può aumentare la quantità se la si vuole più dolce)

1 bustina di lievito

1 vasetto di yogurt greco magro (175 grammi)

60 grammi di olio di mais

40 grammi di cacao in polvere

1 uovo

200 grammi di acqua a temperatura ambiente

cioccolato fondente o al latte a pezzetti q.b.

Se si utilizza un frullatore mettere tutti gli ingredienti e lavorare insieme fino ad ottenere un impasto omogeneo. Se si utilizzano le fruste unire prima lo zucchero e l’uovo, poi lo yogurt, l’olio, l’acqua ed infine la farina, il cacao e il lievito.

Versare nella teglia metà impasto, aggiungere secondo il proprio gusto qualche scaglia di cioccolato fondente o al latte, coprire con l’impasto restante e decorare ancora con qualche pezzo di cioccolato.

Cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per 40 minuti.


Le Altre…

“ Io non ho paura di quelle che il mondo chiama “belle donne”.
Io ho paura delle altre.
Ho paura di quelle che escono di casa con un filo di trucco.
Di quelle che capisci subito se hanno passato una nottata in bianco dalle occhiaie che si portano dietro.
Di quelle che si legano i capelli con una matita.
Di quelle che si guardano allo specchio e sorridono perché non hanno nemmeno un capello al posto giusto.
Ho paura di loro.
Di quelle che si fermano sui dettagli,
su particolari tuoi che nemmeno tu stesso pensavi di avere.
Di quelle che sanno stare accanto agli altri,
ma non sanno come stare accanto a se stesse.
Di quelle che sono sempre di corsa,
ma si fermano ad ascoltare. Uno sconosciuto,
un amico,
un bambino.
Ho paura di loro.
Di quelle che ad un
“Sei bellissima”, arrossiscono,
s’imbarazzano.
Di quelle che custodiranno gelosamente il Girasole che le hai regalato finché l’ultimo petalo non si sarà seccato e rompendosi cadrà sul pavimento,
perdendosi tra la polvere, sotto l’armadio.
Di quelle che non appaiono, non si vedono,
non si notano.
Il mondo sempre in primo piano.
E loro dietro.
Sullo sfondo.
Ho paura di loro.
Di quelle che sorridono alla vita,
tutti i giorni,
nonostante abbiamo migliaia di motivi per non farlo.
Di quelle che ti ascoltano davvero.
Di quelle che amano essere belle,
solo ogni tanto.
Solo per qualcuno.
Di quelle che sanno piangere.
Ho paura di loro.
Di quelle che per passare un’ora con te,
passerebbero anche otto ore in treno.
Ho paura di loro.
Di quelle per cui vale la pena restare.
Una volta.
Restare.
E ho paura di loro, soprattutto,
quando,
senza dire una parola ti scelgono,
restano e tu sei troppo distratto per accorgertene, troppo concentrato a fuggire da non sai cosa.
Ho paura di loro perché di belle donne il mondo è pieno.
Una donna del genere, invece,
se te la lasci scappare non saprai mai in quale parte del mondo la ritroverai.
Se mai la ritroverai. “






La mia meravigliosa libreria

Bagna le tue piante Ama le tue rose Il resto è ombra di alberi estranei

Petra Hartlieb nell’arco di dieci anni ha aperto a Vienna due librerie.

In questo libro racconta con passione e tanta verità la vita di un libraio: le sfide i successi, ma anche gli innumerevoli sacrifici.

Leggerlo, se si hanno trascorsi o presenti da “librai” fa rivivere e ritrovare molto del proprio vissuto.

Leggerlo “mi ha fatto” bene e male al cuore insieme…

Leggerlo perché come dice Petra, l’amore per i libri è fatale e “non c’è nulla che amiamo di più”.


Dai tuoi occhi solamente

“Mentre si allontanava riusciva a sentire lo sguardo di lui perforarle la schiena, scavarle la pelle. Era uno sguardo che non si accontentava della superficie delle cose, voleva indagarle, sviscerarle, scomporle e ricomporle, fino a possederle. Era ciò che li rendeva simili. Tuttavia, la turbava il fatto che lui volesse raggiungerla oltre i muri innalzati nel tempo, che volesse decifrarla. Nessuno si era più preso quel disturbo, da troppi anni a quella parte.”

“Qualcosa si frappose tra le costole e il respiro, un dolore mai sopito, e dovette posare le mani sullo schienale di una sedia per non vacillare. Il passato non si dimentica, ha radici inestirpabili che si intrecciano al presente, definisce ciò che siamo, o ciò che siamo diventati. Per Vivian il passato era una stanza di specchi e ombre, di riflessi che le restituivano, incessantemente, i volti delle donne che l’avevano plasmata: una su tutte sua madre. La sua ombra incombeva ancora su di lei, sebbene da anni avesse cercato, in tutti i modi, di lasciarsela alle spalle. Tutta la sua vita era una fuga da colei che, per paradosso, le aveva insegnato a fuggire.”

“Io non credo che tu stia inseguendo qualcosa, Vivian. Credo che tu stia fuggendo da qualcuno. Ti stai nascondendo, come facevi da bambina. Solo che adesso ti nascondi dietro questa – concluse indicando la macchina fotografica.”

Francesca Diotallevi ha scritto un appassionante romanzo sulla figura di Vivian Maier, artista straordinaria, il cui talento è stato scoperto solo agli inizi del XXI secolo quando, del tutto casualmente, i suoi negativi e i suoi rullini sono stati ritrovati.

E’ una storia non facile, che colpisce a volte dritta al cuore; una storia da leggere guardando i suoi scatti: “Non tutte le storie sono storie d’amore, non tutte le storie hanno lieto fine. La mia è la storia di chi ha vissuto attraverso le storie degli altri, di chi ha visto tutto senza essere mai vista. La mia è la storia di un’ombra.”

Della stessa autrice ho letto anche il libro sulla tormentata e struggente storia d’amore fra Jeanne Hébuterne e Amedeo Modigliani. Li consiglio entrambi perché attraverso queste pagine si può cogliere “l’umanità” di quelli che a volte rimarrebbero solo artisti famosi sì, ma forse distanti dalla realtà.

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Francesca Diotallevi “Dai tuoi occhi solamente” Neri Pozza Editore

Francesca Diotallevi “Amedeo, je t’aime” Electa Storie