Plage de Passable

è un’ illusione l’amore inseguita da sciami di lucciole...Noi disposti a difenderlo pronti a rincorrerlo e credere un’altra volta

Lei è all’ orizzonte.

“Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo: a camminare.”

Eduardo Galeano


Eravamo bellissimi

We’re the same soul

“Il decennio che va dai quaranta ai cinquanta è il più bastardo perché tu vivi incastrato tra prendi e lascia. Cioè senti che la vita ti deve ancora qualcosa, ma senti anche che è arrivato il momento di scaricare zavorra.”
In un afoso pomeriggio di agosto,  mentre si reca a piedi al lavoro in una Milano deserta, Alberto ripercorre a flashback la sua vita. Una vita ingarbugliata, ma non segnata da grandi errori e neppure da troppi rimpianti se non quello per non aver finito gli studi : ” forse perché quelli che studiano hanno l’occhio più vispo”.
Il  matrimonio con Carla, ora in vacanza al mare con le due figlie, è di quelli che resistono perché quando ci si guarda in faccia scappa ancora da ridere. E poi c’è Demetrio…una figura paterna ingombrante, poco affettuosa diventata mite solo quando sopraffatta dalla malattia. Proprio questi giorni di solitudine, permettono ad Alberto di riavvicinarsi a lui facendogli visita per più volte al cimitero. Si mischiano le ombre, le luci le emozioni…e Demetrio è di nuovo accanto a lui.

Andrea Di Martino “Eravamo bellissimi” Jouvence edizioni


Il paradosso dell’amore

Due amanti (Giulio Romano)

Questo è il paradosso dell’amore fra l’uomo e la donna: due infiniti si incontrano con due limiti; due bisogni infiniti di essere amati si incontrano con due fragili e limitate capacità di amare. E solo nell’orizzonte di un amore più grande non si consumano nella pretesa e non si rassegnano, ma camminano insieme verso una pienezza della quale l’altro è segno.

Rainer Maria Rilke


Cambiare l’acqua ai fiori

“I miei vicini non temono niente. non hanno preoccupazioni, non si innamorano, non si mangiano le unghie, non credono al caso non fanno promesse né rumore, non hanno l’assistenza sanitaria, non piangono, non cercano le chiavi né gli occhiali né il telecomando né i figli né la felicità.”

Per Violette Toussaint, la protagonista di questo straordinario romanzo ho provato un affetto incondizionato da subito…dalla prima pagina lei ci svela accanto a chi vive e si potrebbe non aver voglia di voltare questa pagina…

…ma, se lo si fa, per le altre cinquecento si soffrirà con Lei, ci si rialzerà con Lei, a volte si gioirà con Lei.

Sarebbe bello poter essere Sasha o Célia gli amici che non l’abbandonano mai e che la aiutano a ritrovare un senso anche nel dolore più profondo.

Vorresti prendere un tè con Lei, accarezzare i suoi gatti e chissà poter leggere i suoi diari annotati a mano con tanta cura.

Imparerai che cosa sono “le lacrimanze”:

“E’ una parola che ho inventato io e che riunisce malinconia, sensi di colpa, rimorsi, passi avanti e passi indietro. Tutte le cose che ci avvelenano la vita, insomma, quelle che ci impediscono di evolvere.”

Leggerai la sua prima lettera d’amore e scoprirai che a volte l’amore si può anche” innestare” là dove sembra non poter più vivere.

“Sento una presenza. Un’altra presenza…Sento il suo cuore battere contro la mia schiena, lascio fare ho capito. E’ il trapianto di un amore, l’innesto del cuore di un altro nel mio. Quanto l’ho sperato senza crederci…”

#librisulcomodino #libriconleorecchie #librisottolineati

Valérie Perrin “Cambiare l’acqua ai fiori” edizioni e/o


Riprendiamoci la vita

Goccioline di pioggia

La felicità sta proprio lì: vivere il tutto in un frammento, vivere una presenza in un frammento, vivere un’attesa grande in un frammento.

Dunque in ogni giornata , anche in quelle più sfigate, ci sono almeno tre alberi verdi, tre cose belle per cui ringraziare. Ecco l’esercizio che vi suggerisco tutte le sere, prima di andare a dormire…chiediti: tre cose belle di oggi?

A cosa serve questo esercizio?

Primo: ti fa andare a dormire più felice, un po’ meno arrabbiato ed insoddisfatto.

Secondo: cercare cose belle nella nostra vita ci aiuta a trovare un senso ai nostri giorni. Se c’è una cosa bella significa che c’è un senso da qualche parte.

Terzo: vedere qualcosa di bello ci aiuta a vedere Dio all’opera.

Quarto: allenarsi alle cose belle aiuta a credere che la bellezza è più forte di tutte le schifezze

Quinto: riconoscere le cose belle ci insegna ad essere grati, piacevolmente grati, felici perché grati. Diceva Marco Aurelio: Ogni tanto cerca le cose più preziose della tua vita e chiediti quanto le cercheresti se non le avessi.

Derio Olivero “Riprendiamoci la vita” Effatà Editrice

In questi giorni di “vita sospesa” ho ripreso fra le mani le pagine di Derio Olivero (nulla capita mai per caso). Sono uno stimolo prezioso per cercare un frammento di bello in ogni giornata, un frammento di prezioso in ogni dove.

#librisulcomodino #libriconleorecchie #librisottolineati


Narciso

Narciso e Boccadoro

“Non è il nostro compito quello di avvicinarci, così come non si avvicinano fra loro il sole e la luna, o il mare e la terra. Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra. La nostra meta non è di trasformarci l’uno nell’altro, ma di conoscerci l’un l’altro e d’imparare a vivere e a rispettare nell’altro ciò ch’egli è: il nostro opposto e il nostro complemento.”

Herman Hesse “Narciso e Boccadoro” Mondadori


Ritorna

..a volte si pensa che una persona sia felice, ma poi magari è solo una facciata per non far preoccupare gli altri. Le persone felici sono prima di tutto persone gentili.

“Lottavo da sempre contro un gigantesco problema di malinconia immediata. Identificavo in tempo reale i momenti belli della mia vita e di colpo smettevo di viverli, di godermeli, per proiettarmi nel futuro e immaginare quanto avrebbero potuto mancarmi dopo che si fossero conclusi. Era una malattia grave che nel corso degli anni mi aveva rovinato una lista impressionante di momenti felici.

Conoscevo una sola magia nera per fare in modo che una donna non ti lasciasse mai veramente: farla vivere dentro di te, mantenere intatto nella memoria il sorriso più bello che ti aveva mai rivolto, il suo profumo, la morbidezza della sua pelle.

Cercarlo l’amore, o anche aspettarlo non ha nessun senso; è sufficiente sapere che ce n’è sempre uno destinato a te, da qualche parte…E se fa male, se ti lacera il cuore e poi ti lascia solo, va comunque conservata la straordinaria esperienza di averlo conosciuto…Io credo che il cuore non chiuda mai le porte. Il cuore lascia sempre l’amore libero di entrare e uscire. C’è un sacco di corrente nel cuore, con tutte quelle porte spalancate! Una vera tempesta di emozioni…”

Poesia, ironia, tenerezza e divertimento…la vita è imprevedibile!

Samuel Benchetrit “Ritorna” Neri Pozza


Il vicequestore aggiunto

“Trentanove anni. palermitana. Dodici anni di carriera in Polizia, dei quali i primi sei consacrati all’antimafia, e un curriculum costellato di casi brillantemente risolti. Dopo tre anni passati a Milano…, da undici mesi il vicequestore aggiunto Giovanna Guarrasi, per gli amici Vanina guidava la sezione Reati contro la persona della squadra Mobile di Catania.”

“E Catania invece? Catania è un toccasana, – rispose Vanina, d’istinto. Non sapeva come le era venuto, ma in fondo era quello che pensava. – E’ una città che trasmette energia. Io sostengo che la colpa – o il merito , dipende da come la vedi – sia della montagna. Tutta quella attività sotterranea, la terra che ti ribolle sotto i piedi. Un uomo non se ne può accorgere, però penso che qualcosa faccia.”

Al vicequestore Guarrasi e al suo modo di buttarsi “anima e corpo” nelle indagini ci si appassiona dopo poche pagine di lettura. Quelle “rogne” che a lei tanto piacciono, che la impegnano e la divorano coinvolgono a tal punto il lettore da togliere il sonno ad entrambi!!

Il vicequestore ama il vecchio cinema italiano, meglio se d’autore, passione che condivide con l’amico Adriano Calì, medico legale. Ama il buon cibo che spesso Bettina, la vicina di casa, le fa trovare amorevolmente pronto. Non si fida completamente dei suoi sottoposti, ma nutre una grande stima per l’ispettore capo Carmelo Spanò, che la coadiuva nelle investigazioni e per Biagio Patanè, anziano commissario in pensione e memoria storica della questura catanese

Vanina, (per gli amici!) è un personaggio affascinante e umanamente coinvolgente: è una donna che deve fare i conti con un passato doloroso che l’ha profondamente segnata “Perché cosa significhi vedere una persona che ami morire ammazzata l’ho imparato a quattordici anni…” che cerca di sfuggire (inutilmente, per sua stessa ammissione) a quello che il presente potrebbe nuovamente procurarle:

“Ma non avevo calcolato che dire addio non recide alcun legame, se il legame è saldo come era il nostro. E non protegge da nessun dolore. E’ un sacrificio inutile.”

Eppure uno spiraglio sembra far breccia anche nella corazza più dura…”per non rischiare di rimanere infelici a vita”.

“…quando uno cede ai sentimenti e inizia a far fatica a ignorarli, prima o poi finisce che deve prenderne atto. Questione di tempo.”

Imperdibili entrambi i romanzi. Buona lettura.

Cristina Cassar Scalia “Sabbia nera” Einaudi (2018) / “La logica della lampara” Einaudi (2019)



Soluzioni alternative…

Mi sentivo morbida e calma e sentivo le cose.

Mi sono chiesta tante volte se si può abbandonare la lettura di un libro.

Non ne sono capace.

Lo accantono, leggo qualcosa d’altro, ma poi devo riavere fra le mani l’oggetto del mio “abbandono”.

“Il mio anno di riposo ed oblio” mi ha costretto ad un lungo duello, ma ancora una volta ha vinto lui e sono arrivata alla fine.

Le modalità che la giovane protagonista sceglie per superare il suo dolore, se da un lato fanno un po’ a pugni con il mio modo di affrontare le difficoltà , da un altro mi hanno spinto, pagina dopo pagina, a domandarmi se “il fastidio” (in senso metaforico) che provavo leggendo non fosse altro che attrazione per questa sua scelta, per questo sua ricerca di riposo ed oblio …

Sto ancora riflettendo.

Una conferma però l’ho avuta: ogni libro, ogni lettura lascia qualcosa. Potremo non comprendere sempre tutto, non condividere, a volte proprio non amare, ma ci sarà sempre una parola, una frase che rimarrà nei nostri pensieri.

…e questo per me è straordinariamente bello.

“Respirai e continuai a camminare e mi sedetti su una panchina a guardare un’ape che volava in cerchio sopra la testa di un gruppo di adolescenti di passaggio. Il ritmo dei rami oscillanti dei salici era maestoso e aggraziato. Gentile. Il dolore non è l’unico banco di prova per crescere, mi dissi. Il sonno aveva funzionato. Mi sentivo morbida e calma e sentivo le cose. Era una bella sensazione. Questa era la mia vita ora.”

Ottessa Moshfegh “Il mio anno di riposo e oblio” Feltrinelli editore

p.s. Un grazie di cuore alle mie Amiche Silvia e Ilaria, so che loro capiranno il perchè!

TORTA DI CIOCCOLATO ALL’ACQUA

Anche questa torta rappresenta una soluzione alternativa, sempre golosa ma molto leggera! L’abbinamento al gusto leggermente amarognolo della marmellata di clementine o a quello acidulo delle albicocche la rende perfetta.

INGREDIENTI

200 grammi di farina di farro

120 grammi di zucchero di canna (si può aumentare la quantità se la si vuole più dolce)

1 bustina di lievito

1 vasetto di yogurt greco magro (175 grammi)

60 grammi di olio di mais

40 grammi di cacao in polvere

1 uovo

200 grammi di acqua a temperatura ambiente

cioccolato fondente o al latte a pezzetti q.b.

Se si utilizza un frullatore mettere tutti gli ingredienti e lavorare insieme fino ad ottenere un impasto omogeneo. Se si utilizzano le fruste unire prima lo zucchero e l’uovo, poi lo yogurt, l’olio, l’acqua ed infine la farina, il cacao e il lievito.

Versare nella teglia metà impasto, aggiungere secondo il proprio gusto qualche scaglia di cioccolato fondente o al latte, coprire con l’impasto restante e decorare ancora con qualche pezzo di cioccolato.

Cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per 40 minuti.