24 Dicembre 2021

“Dopo molti anni, arrivò nel regno, un altro principe; un vecchio gli raccontò la storia del castello circondato da rovi nel quale una bellissima principessa chiamata Rosaspina dormiva un sonno incantato, e dei molti principi che vi erano rimasti imprigionati.

Il principe disse: – Io non ho paura, arriverò al castello e sveglierò la Bella addormentata. – Il vecchio cercò di fargli cambiare idea, ma il principe non gli diede retta.”

Charles Perrault - LA BELLAADDORMENTATA NELBOSCO - Nuinui

19 Dicembre 2021

19 DICEMBRE / Un motivo dominante delle Onde è l’espansione progressiva delle “tenebre” : motivo conradiano che Virginia riprende e interpreta come l’incontro con l’onda, che interroga Psiche.

Come se nell’aria vibrassero ondate di oscurità, l’oscurità si espandeva, copriva le case, le colline, gli alberi, al modo in cui ondate d’acqua lambiscono i fianchi di una nave affondata. L’oscurità inondava le strade, vorticando intorno a singole figure, sommergendole; cancellando coppie allacciate sotto la cascata d’oscurità degli olmi in piena fioritura estiva. L’oscurità arrotolava le sue onde sui sentieri erbosi e sulla pelle rugosa dei campi da corsa, avviluppando il solitario biancospino e gusci vuoti di lumache ai suoi piedi. Salendo più in alto, l’oscurità si spingeva sui pendii brulli, incontrava le vette frastagliate e rase delle montagne, dove la neve dimora eterna sulla dura roccia, anche quando le valli sono piene di torrenti precipitosi e di foglie di vite gialle, e le ragazze sedute in veranda alzano gli occhi alla neve, facendosi ombra al volto col ventaglio. Anche loro l’oscurità ricoprì.

Nadia Fusini - UN ANNO CON VIRGINIA WOOLF - Neri Pozza

7 Dicembre 2021

“Non debba mai scoprire con domande, con carezze, quella solitudine immensa d’amarti solo io”.

Nives vive sola con le sue bestie a Poggio Corbello dopo che suo marito Anteo è passato a miglior vita “per un coccolone”.

“…nella solitudine la vita di campagna cambiava tanto. Le ore diventavano badilate sui denti al rallentatore; le medesime faccende prendevano una piega anomala…

Ogni mansione si appesantiva di quell’accento: il fatto non condiviso andava perso.

Non esser guardata da anima viva la faceva sentire un fantasma.”

La solitudine, giunta così improvvisa, se di giorno appare sopportabile, al calar della notte fa nascere in Nives “uno sprofondo e le fa e percepire cose da ingoiarsi il cuore”. Per alleviare tutto questo la donna decide di portare a vivere con lei in casa, Giacomina, la fidata gallina dalla zampa bitorzoluta. La custodisce come un fiore delicato, la lava, le lucida l penne e le cerca nell’orto i lombrichi per nutrirla. Tutto questo genera fra i parenti e i vicini di casa un certo chiacchiericcio a cui Nives risponde con prontezza: “…sia chiaro: mi faccio compagnia con chi mi pare”.

Una sera, un improvviso “malessere” di Giacomina, obbliga Nives, che non riesce a darsi pace, ad una telefonata al veterinario del paese Loriano Bottai:

“Loriano, ascolta.

Dimmi.”

Ed ecco che la telefonata diventa l’occasione per lasciar spazio al non detto di una vita: “Alla prima occasione si era scaraventata a minare la tranquillità di un matrimonio che viaggiava verso il mezzo secolo di serenità”:

“Ha senso parlarne ora?

Ha senso non averne parlato mai?”.

Emergono i segreti della provincia bigotta (“a Bardo potevi dire di tutto, tranne di avere il figlio frocio. Gli sbudellamenti erano il minimo”), i racconti di fatti che affondavano nell’ignoranza popolare (“Alla fine gli costava nulla lasciarle credere in veggenti e pozioni, defunti che ti parlano col verso della civetta e sassi magici”.), un sentimento non vissuto pienamente:

“A proposito di spiriti che non trovano requie.

Noi siamo vivi e vegeti.

Parla per te. Una certa Nives è stata massacrata nell’82. Quello che è successo dopo è un’altra cosa. Non è roba da poco vivere con lo spettro di quel che saresti potuta essere. Ti guardi allo specchio e prima di di darti il buongiorno vedi quello.

Esagerata. E poi tre chiacchiere cambierebbero qualcosa?

Almeno mi fai compagnia. Visto che ti è mancato il coraggio per tutto il resto”.

“Troppe parole, con troppo peso”.

Alla fine di quella lunga notte al telefono, Nives ha le braccia doloranti , un ronzio nelle orecchie in fiamme, il cuore le batte strano, ma si sente salva per non essersi ingannata mai.

Sacha Naspini - NIVES - edizioni E/O

Each time you break my heart

“Open the Door to your Heart and let love come running in…” Innamorarsi a quindici anni di un cantante è pura magia. Impari i suoi testi a memoria, desideri ascoltare a ripetizione solo la sua musica. Se quindici anni poi li hai vissuti alla fine degli anni ’80, sai che  di quel ragazzo dagli occhi profondi, che da oggi suona in una nuova ed eterna dimensione, non possiedi un CD o non hai “scaricato” da internet la sua musica…no, di lui possiedi un 33 giri (conservato gelosamente) da dove un Nick Kamen giovane e straordinariamente bello ti guarda e continua ad emozionarti. Facile cedere in questa  notte di maggio alla malinconia, al pensiero che la “giovinezza che si fugge”…stia fuggendo fin troppo rapidamente. Forse, ora come allora, chiudere gli occhi e stampare un bacio sulla copertina di Nick rimane uno speciale rimedio per non smettere di sognare! Each time you break my heart❤️



Chissà se lo sai…

Le zeppole di San Giuseppe

E’ quasi domani…

Però non volevo perdere l’occasione di trovare, anche in una giornata particolarmente pesante, com’è stata quella di oggi, un attimo di bellezza e di pace.

#unacosabellalgiorno è un esperimento di pasticceria riuscito, che ha profumato la cucina di scorza di limone e vaniglia.

La quiete invece è giunta riascoltando una bellissima canzone di Lucio Dalla il cui testo “nasconde” forse un desiderio attualissimo?

E sotto quale stella, tra mille anni
Se ci sarà una stella, ci si potrà abbracciare?…

Ti ho guardata e per il momento
Non esistono due occhi come i tuoi
Così neri, così soli che
Se mi guardi ancora e non li muovi
Diventan belli anche i miei E si capisce da come ridi che
Fai finta e che non capisci, non vuoi guai
Ma ti giuro che per quella bocca che
Se ti guardo diventa rossa
Morirei Ma chissà se lo sai?
Ma chissà se lo sai?
Forse tu non lo sai
No, tu non lo sai. Poi parliamo delle distanze, del cielo,
E di dove va a dormire la luna quando esce il sole
E di come era la terra prima che ci fosse l’amore
E sotto quale stella, tra mille anni
Se ci sarà una stella, ci si potrà abbracci
are?…”


21 Dicembre 2020

Avendo tanto paura della morte, aveva finito per essere spaventata dalla vita.

Marguerite Godin non ama più uscire di casa, le feste di Natale la sfiniscono e preferisce trascorrerle da sola piuttosto che con figli e nipoti…ma la notte della Vigilia una macchina, con una famigliola a bodo, rimane in panne di fronte al suo cancello.

Sarà proprio questo miracoloso incontro a ridarle il gusto per la vita.

India Desjardins Pascal Blanchet – IL NATALE DI MARGUERITE – Bao Publishing

Natale

Non ho voglia

di tuffarmi

in un gomitolo

di strade

Ho tanta

stanchezza

sulle spalle

Lasciatemi così

come una

cosa

posata

in un

angolo

e dimenticata

Qui

non si sente

altro

che il caldo buono

Sto

con le quattro

capriole

di fumo

del focolare

Giuseppe Ungaretti


14 Dicembre 2020

Ecco perché Anju è la mia gemella, capisci adesso – ha concluso Sudha – . Perché è stata lei a a chiamarmi alla vita.

Ci sono altre ragioni per cui non potrei mai odiare Sudha. Una volta ne ho fatto l’elenco.

Perché è la creatura più bella che io conosca, proprio come le principesse delle favole…

Perché è capace di appoggiarmi una mano sul braccio quando io sto per prendere a calci il mondo intero per la stupidità, e il suo tocco è simile a un sorso d’acqua fresca e pulita in una giornata d’afa.

Perché crede nella magia, nei demoni e negli dei, e nelle stelle cadenti in grado di esaudire i desideri, in un modo che per me è impossibile.

Perché sa raccontare le storie meglio di chiunque altro…

Perché sono stata io a chiamarla alla vita e dunque devo fare tutto ciò che posso per renderla felice.

Chitra Banerjee Divakaruni – SORELLA DEL MIO CUORE – Einaudi

Grazie alla vita
Che mi ha dato tanto,
Mi ha dato due occhi
Che quando li apro
Chiaramente vedo
Il nero e il bianco

Il punto non era che fosse sufficiente star bene per continuare a vivere. Sono il corpo e i sensi a ordinarcelo e noi eseguiamo. Ma davanti a un tramonto così bello, avvolta da quell’aria mite, mi sentivo felice. La felicità e la tristezza vanno e vengono come le onde sul bagnasciuga. Se oggi cerchiamo rifugio fra le mura di casa, arriverà anche il momento in cui sentiremo il bisogno di uscire. E’ un processo inesauribile, come le onde del mare, sia che lo stiamo ad osservare sia che cerchiamo di restare a galla. E’ la sola gioia del vivere…

“Senza neanche accorgercene abbiamo fatto un bel po’ di strada noi due, non ti pare? E ne voglio fare ancora tanta”…

Mia sorella selezionò della bella musica e inforcò gli occhiali da sole con un gesto sicuro. Scivolavamo via, con animo tranquillo, lungo quelle strade fuori mano immerse nella quiete delle case e dei campi…

Allora stavamo viaggiando per davvero, ma la nostra vita sarebbe stato un viaggio in ogni caso. Non sapevamo dove ci avrebbe portato. Un mare grande, sconfinato, dove il sogno si confondeva con la realtà, sfiorandola talvolta, e talvolta allontanandosene.

Le sorelle Donguri ci sono ancora, mormorai tra me e me.

Banana Yoshimoto – LE SORELLE DONGURI – Feltrinelli

“Il mantello di Clara Sandoval. O era un plaid. O una coperta. Mantello, plaid o coperta, non importa servono tutti a coprire, nasconder, scaldar, proteggere. Un involucro di pietà. Tanti quadrati o rettangoli uniti tra di loro, alcuni ormai sfilacciati , scintille di colore, petardi in un giorno di festa, verdi, rossi, bianchi, stampati, marrone, viola, uno nero qui, uno rosa là, stretti gli uni agli altri in un diligente lavoro di patchwork…

Non sapeva cosa fosse la vanità. Di quante persone potrebbe dirsi lo stesso? Più ci penso e più glielo devo riconoscere.

…non ha mai preteso di essere una protagonista. Arrivava dopo gli altri e non gliene importava niente. Così come accettò di essere Beth invece di Amy in Piccole Donne, così come accettò che le fotografie da mandare a Charlton Heston fossero le mie e non le sue, allo stesso modo quando scegliemmo dove costruire le nostre case…lei fu l’ultima a pronunciarsi.

Non ha mai protestato per voler essere la prima, in nessuna occasione…Una volta si lamentò che sottovalutavo la sua intelligenza, per via dei nostri aspri diverbi su diversi argomenti…

Forse non sospettava di lasciare un immenso vuoto: di risate, di facezie ,del suo grande fascino, di saper suscitare intorno a sé un’allegria contagiosa, in grado di condizionare l’umore di chi le stava vicino. Finita la sua capacità di trasformarsi in una tiranna quando si trattava di prendere decisioni drastiche, oppure in un oracolo spaventosamente profondo – una dote che serbava per le grandi occasioni: con una sola frase ci metteva a tacere tutte, costringendoci a riflettere per giorni e gironi.

“Si abbracciano/ …come le pietre e le sorelle”.

Marcella Serrano – IL MANTELLO – Feltrinelli

Radici

Sono immersa nella notte

di queste radici amare

come povere meduse

che nel silenzio si abbracciano

cieche, uguali e in piedi,

come le pietre e le sorelle…

Gabriela Mistral

Shobhaa Dé – SORELLE – TEA


Plage de Passable

è un’ illusione l’amore inseguita da sciami di lucciole...Noi disposti a difenderlo pronti a rincorrerlo e credere un’altra volta

Lei è all’ orizzonte.

“Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo: a camminare.”

Eduardo Galeano