Apri gli occhi è già lunedì…

Io non ti vedo

Non ti vedo. So bene
che sei qui, dietro
una parete fragile
di mattoni e di calce, alla portata
della mia voce, se solo chiamassi.
Ma non chiamerò.
Domani ti chiamerò,
quando, non più scorgendoti,
fingerò che tu insisti
qui presso al mio fianco,
e che basta oggi la voce
che ieri tenni muta.
Domani … quando sarai
là dietro una
fragile parete di venti,
di cieli e di anni.

Pedro Salinas “Presagios” 1923


Haiku e torta di fragole e cioccolato

Petalo dopo petalo

cadono le rose gialle –

il rumore del torrente.

Matsuo Basho “Centoundici Haiku” La Vita Felice editore

Torta di fragole e cioccolato

Ingredienti

200 grammi di farina tipo 1

100 grammi di fecola di patate

100 grammi di zucchero

3 uova

80 grammi di burro o di olio di mais

1 yogurt (125 grammi) bianco o alla fragola

1 bustina di lievito per dolci

fragole e gocce di cioccolato

Preparazione

In una ciotola frullo le uova con lo zucchero, aggiungo lo yogurt, l’olio (o il burro fuso) e poi poco per volta la farina, la fecola e il lievito. Non ho precisato la quantità di fragole e gocce di cioccolato da aggiungere perché si possono mettere a piacimento. Unico accorgimento, quello di tagliare le fragole a pezzettini. La torta deve cuocere in forno a 180° per 40 minuti.

Buona giornata!


Il silenzio

“Ammettilo, neanche ti immaginavi di essere avvolto da così tanto mondo”

Ieri sera Enzo Bianchi, fondatore della comunità monastica di Bose, ha scritto questo twitt:

“Ogni giorno sta in solitudine un po’ di tempo, lascia che affiorino nella memoria del tuo cuore i volti di quelli che ami, i sentimenti che ti abitano, le emozioni, gli eventi della tua vita, e risveglia in te stupore, gratitudine e tenerezza: così si diventa più umani!”

Accogliendo il suo messaggio ho ripensato ai versi di un poeta che amo molto : Franco Marcoaldi.

“E poi c’è quella cosa meravigliosa

che è il silenzio. C’è quello spazio

tempo vuoto e denso che lascia

tutto com’è, impregiudicato:

prima del prima e dopo il dopo,

grembo dell’infinito nulla

e del creato.”

Franco Marcoaldi “La Trappola” Giulio Einaudi Editore

Buona domenica… e buon silenzio!


Haiku e cheesecake al cacao

Mercoledì, 1° maggio 2019

1° maggio

Ah! quale meraviglia

queste giovani e verdi foglie

brillano al sole!

Matsuo Basho “CENTOUNDICI HAIKU” – La Vita Felice editore

Cheesecake al cacao (senza cottura)

Ingredienti:

Per la base:

200 grammi di biscotti al cacao (io ho usato i golosi Pan di stelle)

100 grammi di burro

Per la crema:

250 grammi di formaggio spalmabile (io uso il Philadelphia senza lattosio)

250 grammi di mascarpone

200 grammi panna da montare (io uso Hoplà, la panna a base vegetale)

100 grammi di zucchero di canna

8 grammi di gelatina in fogli

2 cucchiai di cacao amaro

1 tazza di caffè leggero

latte q.b.:

Preparazione

Per la base trito finemente i biscotti e unisco il burro fuso. Stendo poi il composto in una teglia con la cerniera apribile (la mia misura 25 cm) rivestita di carta da forno. Ripongo la base in frigo perché possa indurirsi.

In una ciotola metto a bagno in acqua la gelatina per dieci minuti.

Intanto monto la panna e la conservo in frigorifero.

In un altro recipiente frullo insieme zucchero, mascarpone e formaggio. Aggiungo la gelatina, che, una volta strizzata, ho sciolto sul fuco in un pentolino con 4 cucchiai di latte e per ultimi il cacao amaro e il caffè. Incorporo infine la panna montata.

Riprendo dal frigo la teglia con la base di biscotti, stendo un primo strato di crema, poi alcuni biscotti bagnati nel caffè ed infine di nuovo la crema.

Io di solito preparo la cheesecake il giorno prima, di modo che possa rimanere nel frigo per una notte intera.

Per decorarla si può giocare con la fantasia: riccioli o gocce di cioccolato, decorazioni di zucchero o una semplice spruzzata di cacao amaro!

BUON 1° MAGGIO!!!


Per il tuo compleanno…

Martedì, 30 aprile 2019

La campana tace – il profumo dei fiori in risonanza ah! che serata M.B.

Ti ho comprato l’estate, un sommergibile e un motel
un gatto volante, un annaffiatoio di cristallo, un fischietto
ti ho comprato una zucca, un albero di giuggiole, nove
tipi di pane, ti ho comprato un pesciolino d’oro e un tamburello,
ti ho comprato un cappotto verde e delle scarpe di corallo, un letto a cinque piazze e mezzo, una casetta dalle finestrelle che sorridono.
Ti ho comprato una spada di liquirizia, un topo infrangibile, una banana parlante e ti ho comprato un misuratore di sciocchezze, ti ho comprato diecimila biglie, delle nacchere fosforescenti, un’ora di tuoni e fulmini, una falce di zucchero, ti ho comprato una scala coi pioli di cioccolato e uno scoiattolo di lapislazzuli vivo.
Ti ho comprato dodicimilia paia di calze a righe colorate, una gonna svolazzina e una collezione completa di pozzanghere, ti ho comprato una canna da pesca di pongo.
Ti ho comprato una mina anticretino, un abbonamento per fare colazione con me per cent’anni, uno zombi a molla, una scatola di fiammiferi, un cestino di lamponi.
Ti ho comprato un piccolo specchio nel quale potrai vedere quanto sei bella.
Non sono mai stato un granché bravo a fare i regali.
Però questa volta
secondo me
qualcosa che ti piace
c’è.

Guido Catalano

Oggi non è il mio compleanno, ma ho letto questa straordinaria poesia ed ho pensato che sarebbe bello potersela “dedicare”…anche senza torta e candeline!

…e comunque io vorrei una spada di liquirizia, impazzirei per una gonna svolazzina, e non disdegnerei una mina anticretino! Voi?

Buon “non compleanno”!

Guido Catalano è un poeta e scrittore torinese, se non avete mai letto nulla vi suggerisco qualche titolo:

  • Ti amo ma posso spiegarti Miraggi edizioni, 2011
  • Piuttosto che morire m’ammazzo Miraggi edizioni, 2013
  • La donna che si baciava con i lupi Miraggi edizioni, 2014
  • D’amore si muore ma io no Rizzoli 2016
  • Ogni volta che mi baci muore un nazista – Rizzoli 2017
  • Tu che non sei romantica – Rizzoli 2019


Apri gli occhi è già lunedì…

Lunedì, 29 aprile 2019

io porto il tuo cuore…

“io porto il tuo cuore in me (lo porto nel

mio cuore) non lo lascio mai (ovunque

vado tu vai, cara; e quel che faccio

io da solo lo fai tu, tesoro mio)

non temo

fato (tu sei il mio fato, mia dolce) né

voglio il mondo (bella, mio mondo, mia fedele)

tu sei quel che luna sempre fu

e quel che un sole sempre canterà sei tu

qui sta il più grande segreto che nessuno sa

(qui l’intima radice e bocciolo e cielo

di un albero chiamato vita; che cresce

più alto di quanto anima speri e mente

celi) e questa meraviglia regge le stelle

io porto il tuo cuore (lo porto nel mio cuore)

E.E. Cummings -POESIE -Giulio Einaudi Editore

Buon lunedì e buona settimana!

TORTA ALLO YOGURT DI NICOLETTA…

Nicoletta è una mia carissima Amica, che ha mille doti, tra cui quella di cucinare benissimo. Quando i suoi figli erano piccoli, preparava questa torta sovente, perché è un’ottima soluzione per la merenda o la colazione…ed io le “ho rubato” la ricetta!

p.s. Il barattolino dello yogurt è il nostro misurino!

INGREDIENTI

1 yogurt da 125 grammi bianco o alla frutta

3 misurini di farina di farro o semi-integrale

1 misurino di zucchero di canna

1 misurino di olio di semi (io uso il mais)

3 uova

1 bustina di lievito per dolci

la buccia grattugiata di 1 limone

PREPARAZIONE

La preparazione è rapidissima!

Se avete a disposizione un robot da cucina potete versare tutti gli ingredienti insieme ed amalgamare. Oppure si possono versare gli ingredienti in una ciotola ed usare un frullino. Per questa seconda opzione consiglio di montare prima le uova con lo zucchero e poi aggiungere poco per volta tutti gli altri ingredienti. Per una torta ancora più soffice, un misurino di farina può essere sostituito con un misurino di fecola.

Cottura in forno a 180° per 30 – 40 minuti. Vale sempre la prova dello stuzzicadenti per vedere se la torta è cotta!!!

Per rendere la torta ancora più golosa si possono aggiungere delle gocce di cioccolato all’impasto, o una volta cotta può essere tagliata a metà e arricchita con della marmellata a vostro piacimento!


Genoveffa Cervi

Venerdì, 26 aprile 2019

La famiglia Cervi

Ieri ho avuto l’onore e il privilegio di festeggiare il 25 aprile a Casa Cervi*…E’ stata una grande emozione vedere e vivere, anche se solo per una giornata, quei luoghi che conservano in ogni angolo la sacralità del sacrificio di un’intera famiglia.

Il sacrificio di sette uomini, di sette partigiani, di sette fratelli che difesero strenuamente i loro ideali, senza tradirli mai: “Ma non credessero che i miei figli erano signorini. Alla caserma dei Servi i banditi neri hanno chiesto: volete il perdono? Mettetevi nella guardia repubblicana. I miei figli risposero, crederemmo sporcarci.”

Dietro questi sette uomini lungimiranti, progressisti che insieme al loro padre lottarono contro le ingiustizie sociali e il regime fascista ci fu una figura altrettanto straordinaria: Genoveffa, la loro madre. Per quanto può sembrare semplicistico il detto, che dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna, questa volta mi sembra calzante…

Genoveffa studiò, lesse e lavorò instancabilmente dall’alba al tramonto. Sostenne nonostante una forte matrice cattolica, le idee progressiste del marito e dei figli e condivise con loro la lotta partigiana facendo di casa Cervi un baluardo della Resistenza.

Una donna così straordinaria, che per più di un mese seppe conservare nel cuore il segreto ed il dolore dell’eccidio dei figli per svelarlo al marito solo dopo che si fosse ripreso “dall’ulcera e dalla prigione.”

Proprio Alcide scrisse le parole più belle per descrivere sua moglie:

“La madre aveva più fantasia di me, lavorava più col cuore, andava avanti alle cose. Io le dicevo sempre: tu sei Marta e Maria, tutte e due insieme. Perché quando Gesù racconta delle due donne, che una lavorava sempre, con le mani, e l’altra con la mente fervorosa, diceva: la mia predilezione è per Maria che conosce le vie dello spirito. E lei era tutt’e due, perché il giorno lavorava fino alle undici, e poi fino all’una studiava e leggeva, e fantasticava. Era timida e dolce, aveva occhi di quelli che non reggono alla vista di questa terra, e sapeva profetizzare.”

IL cuore di Genoveffa un anno dopo la morte dei figli “non resse”…
“Torno a stare coi figli miei”.

“Ai fratelli Cervi, alla loro Italia” di Salvatore Quasimodo

In tutta la terra ridono uomini vili,
principi, poeti, che ripetono il mondo
in sogni, saggi di malizia e ladri
di sapienza. Anche nella mia patria ridono
sulla pietà, sul cuore paziente, la solitaria
malinconia dei poveri. E la mia terra è bella
d’uomini e d’alberi, di martirio, di figure
di pietra e di colore, d’antiche meditazioni.

Gli stranieri vi battono con dita di mercanti
il petto dei santi, le reliquie d’amore,
bevono vino e incenso alla forte luna
delle rive, su chitarre di re accordano
canti di vulcani. Da anni e anni
vi entrano in armi, scivolano dalle valli
lungo le pianure con gli animali e i fiumi.

Nella notte dolcissima Polifemo piange
qui ancora il suo occhio spento dal navigante
dell’isola lontana. E il ramo d’ulivo è sempre ardente.

Anche qui dividono in sogni la natura..
vestono la morte e ridono i nemici
familiari. Alcuni erano con me nel tempo 
dei versi d’amore e solitudine, nei confusi
dolori di lente macine e di lacrime. 

Nel mio cuore finì la loro stona 
quando caddero gli alberi e le mura
 tra furie e lamenti fraterni nella città lombarda.

Ma io scrivo ancora parole d’amore,
e anche questa è una lettera d’amore
alla mia terra. Scrivo ai fratelli Cervi 
non alle sette stelle dell’arsa: ai sette emiliani 
dei campi. Avevano nel cuore pochi libri,
morirono tirando dadi d’amore nel silenzio.
Non sapevano soldati filosofi poeti
di questo umanesimo di razza contadina.
L’amore la morte in una fossa di nebbia appena fonda.

Ogni terra vorrebbe i vostri nomi di forza, di pudore,
non per memoria, ma per i giorni che strisciano
tardi di storia, rapidi di macchine di sangue.

*MUSEO CERVI:
Via Fratelli Cervi, 9, 42043 Gattatico RE
http://www.istitutocervi.it/museo-cervi