15 Dicembre 2020

Chi non dà nulla non ha nulla. La disgrazia più grande non è non essere amati, ma non amare.

Non posso smettere di pensare a te. Più tempo passo insieme a te più mi sento umano…Più mi sento…pieno di speranza. Sento che…sento che, quando sono con te ho la possibilità di essere vivo come non mi capita da tanto… -Si passò le dita fra i capelli – E’ praticamente da quando ti ho conosciuto che provo queste sensazioni e che cerco di capirle e di comunicartele, anche se mi rendo conto che forse è troppo presto e che ancora non ci conosciamo molto bene. Ma non riesco a conciliare questa preoccupazione con quello che sto vivendo. Con quello che provo…per te.

Michael Frank – QUELLO CHE MANCA – Einaudi

Questo soprattutto, rifiutare di essere una vittima. Se non riesco a farlo, non riuscirò a fare nulla. Devo ritrattare, abbandonare la vecchia convinzione di essere impotente e che per questo nulla di quel che posso fare potrà mai ferire qualcuno. Una menzogna che è sempre stata più disastrosa di quanto non sarebbe stata la verità. I giochi con le parole, le partite perse o vinte in partenza, sono finiti: in questo momento non ce ne sono altri, ma bisognerà inventarne…

Fidarsi significa lasciarsi andare.

Margareth Atwood – TORNARE A GALLA – Ponte alle Grazie

In un campo

io sono l’assenza del campo.

E’ sempre così.

Ovunque io sia

io sono quello che manca.

Quando cammino

divido l’aria

e sempre

l’aria rifluisce

a riempire gli spazi

in cui era stato il mio corpo.

Abbiamo tutti motivi

per muoverci.

Io mi muovo

per tenere insieme le cose.

Mark Strand


14 Dicembre 2020

Ecco perché Anju è la mia gemella, capisci adesso – ha concluso Sudha – . Perché è stata lei a a chiamarmi alla vita.

Ci sono altre ragioni per cui non potrei mai odiare Sudha. Una volta ne ho fatto l’elenco.

Perché è la creatura più bella che io conosca, proprio come le principesse delle favole…

Perché è capace di appoggiarmi una mano sul braccio quando io sto per prendere a calci il mondo intero per la stupidità, e il suo tocco è simile a un sorso d’acqua fresca e pulita in una giornata d’afa.

Perché crede nella magia, nei demoni e negli dei, e nelle stelle cadenti in grado di esaudire i desideri, in un modo che per me è impossibile.

Perché sa raccontare le storie meglio di chiunque altro…

Perché sono stata io a chiamarla alla vita e dunque devo fare tutto ciò che posso per renderla felice.

Chitra Banerjee Divakaruni – SORELLA DEL MIO CUORE – Einaudi

Grazie alla vita
Che mi ha dato tanto,
Mi ha dato due occhi
Che quando li apro
Chiaramente vedo
Il nero e il bianco

Il punto non era che fosse sufficiente star bene per continuare a vivere. Sono il corpo e i sensi a ordinarcelo e noi eseguiamo. Ma davanti a un tramonto così bello, avvolta da quell’aria mite, mi sentivo felice. La felicità e la tristezza vanno e vengono come le onde sul bagnasciuga. Se oggi cerchiamo rifugio fra le mura di casa, arriverà anche il momento in cui sentiremo il bisogno di uscire. E’ un processo inesauribile, come le onde del mare, sia che lo stiamo ad osservare sia che cerchiamo di restare a galla. E’ la sola gioia del vivere…

“Senza neanche accorgercene abbiamo fatto un bel po’ di strada noi due, non ti pare? E ne voglio fare ancora tanta”…

Mia sorella selezionò della bella musica e inforcò gli occhiali da sole con un gesto sicuro. Scivolavamo via, con animo tranquillo, lungo quelle strade fuori mano immerse nella quiete delle case e dei campi…

Allora stavamo viaggiando per davvero, ma la nostra vita sarebbe stato un viaggio in ogni caso. Non sapevamo dove ci avrebbe portato. Un mare grande, sconfinato, dove il sogno si confondeva con la realtà, sfiorandola talvolta, e talvolta allontanandosene.

Le sorelle Donguri ci sono ancora, mormorai tra me e me.

Banana Yoshimoto – LE SORELLE DONGURI – Feltrinelli

“Il mantello di Clara Sandoval. O era un plaid. O una coperta. Mantello, plaid o coperta, non importa servono tutti a coprire, nasconder, scaldar, proteggere. Un involucro di pietà. Tanti quadrati o rettangoli uniti tra di loro, alcuni ormai sfilacciati , scintille di colore, petardi in un giorno di festa, verdi, rossi, bianchi, stampati, marrone, viola, uno nero qui, uno rosa là, stretti gli uni agli altri in un diligente lavoro di patchwork…

Non sapeva cosa fosse la vanità. Di quante persone potrebbe dirsi lo stesso? Più ci penso e più glielo devo riconoscere.

…non ha mai preteso di essere una protagonista. Arrivava dopo gli altri e non gliene importava niente. Così come accettò di essere Beth invece di Amy in Piccole Donne, così come accettò che le fotografie da mandare a Charlton Heston fossero le mie e non le sue, allo stesso modo quando scegliemmo dove costruire le nostre case…lei fu l’ultima a pronunciarsi.

Non ha mai protestato per voler essere la prima, in nessuna occasione…Una volta si lamentò che sottovalutavo la sua intelligenza, per via dei nostri aspri diverbi su diversi argomenti…

Forse non sospettava di lasciare un immenso vuoto: di risate, di facezie ,del suo grande fascino, di saper suscitare intorno a sé un’allegria contagiosa, in grado di condizionare l’umore di chi le stava vicino. Finita la sua capacità di trasformarsi in una tiranna quando si trattava di prendere decisioni drastiche, oppure in un oracolo spaventosamente profondo – una dote che serbava per le grandi occasioni: con una sola frase ci metteva a tacere tutte, costringendoci a riflettere per giorni e gironi.

“Si abbracciano/ …come le pietre e le sorelle”.

Marcella Serrano – IL MANTELLO – Feltrinelli

Radici

Sono immersa nella notte

di queste radici amare

come povere meduse

che nel silenzio si abbracciano

cieche, uguali e in piedi,

come le pietre e le sorelle…

Gabriela Mistral

Shobhaa Dé – SORELLE – TEA


13 Dicembre 2020

L’amore è un fiore delizioso, ma bisogna avere il coraggio di andare a coglierlo sull’orlo di un abisso spaventoso.

Nonostante le apparenze, un giardiniere non ha origine da un seme, da un virgulto, da un bulbo, da un tubero e nemmeno per margotta, bensì nasce dalle esperienze, dall’ambiente circostante e dalle condizioni naturali.

Karel Capek – L’anno del giardiniere – Sellerio

Quella notte Alba entra nello studio. L’odore dei fiori essiccati e delle farfalle conservate satura l’atmosfera di stanchezza e di dolore. Apre le grandi finestre e lascia che l’aria della notte si porti via la tristezza. Avanza di qualche passo e prende la chiave da uno dei cassetti dello scrittoio. Gli ultimi fogli sui quali aveva tracciato lo schizzo di un fiore della valle sono ancora lì, come li aveva lasciati. Nel giardino il vento arriva a farle compagnia.

Claudia Casanova – Storia di un fiore – Feltrinelli

Resta che uno dei più grandi piaceri delle ore in giardino è proprio la licenza di fantasticare senza imbarazzo. Per forza – le mani sono occupate, gambe e schiena pure, si lavora duramente. Che male c’è se la testa se ne va per i fatti suoi, non è quello il lavoro vero. La testa può anche prendersi una vacanza. E così mentre all’esterno pare di vedere persone seriamente occupate con qualcosa di utile e necessario, non abbiamo idea di dove stiano realmente vagando i pensieri. E’ questa la grande, esilarante verità dei giardinieri.

Pia Pera – Al giardino ancora non l’ho detto – Ponte alle Grazie

Maureen e Bridget Boland – IL GIARDINO DELLE VECCHIE SIGNORE – La Tartaruga ediozioni

Gian lupo Osti – INVECCHIARE IN GIARDINO – Ponte alle Grazie

Vita Sackville – West – FIORI – Elliot


12 dicembre 2020

“Sia lodato per amore o per forza, il lupo in forma umana, o come che sia, capace di corteggiare una cuoca trasandata senza battere ciglio né storcere il muso. Infatti, come può non arricciare il naso davanti ai capelli della ragazza impregnati dai profumi della padella? L’uomo, o il lupo, devono essere ciechi o immensamente caritatevoli per non guardare con un minimo d’irritazione il nasino lucido di grasso, le labbra screpolate o i resti miserandi dell’ultima manicure!… Se volete affascinare il lupo, a prescindere dalla forma in cui si manifesta, ecco una serie di trucchi rimasti finora appannaggio di poche elette e che è giusto svelare all’intera categoria delle donne di cucina…”

M.kK. Fisher – COME CUCINARE IL LUPO – Neri Pozza

… perché nella mia vita costruita a tessere mal tagliate, nella mia vita a mosaico (come quella di tutti e più delle donne), la casalinghitudine è anche un angolino caldo

“Nella sarabanda domestica che precedeva i pranzi importanti di cui esigeva la supervisione, zia Ermelinda si ritagliava inflessibilmente lo spazio degli gnocchi di semolino. Ce ne andavamo a prepararli nella sua cucina, noi due sole mentre di là fervevano i preparativi. Imburrava la teglia e ritagliava i dischetti con una cura quasi religiosa: e l’oro della crosticina era la garanzia che nemmeno fra gli ospiti di riguardo, nemmeno nel cuore di discussioni accalorate in lingue incomprensibili, avrebbe dimenticato di controllare se ero seduta convenientemente, o di aggiustarmi il fermaglio dei capelli.

La memoria familiare tramanda di zia Ermelinda Pontecorvo – Sereni un’immagine di donna dura, avara, dispotica, complessivamente poco simpatica…Per me zia Mela resta un profumo, la musica, dei gesti eleganti, la sensazione di qualcuno che chiede molto ma molto è disposto a dare, il calore di sentirmi prediletta e unica.”

Clara Sereni – CASALINGHITUDINE – Einaudi

Suor Germana – QUANDO CUCINANO GLI ANGELI – Piemme

Luciano De Giacomi – NONNA GENIA –


11 Dicembre 2020

Era chiaramente la ragazza carina a cui, come al destino, non si poteva che correre dietro.

“Avevamo un’amica in comune che è morta in Spagna. oggi nessuno sa più chi era Gerda Taro. Si è persa traccia persino del suo lavoro fotografico, perché Gerda era una compagna, una donna coraggiosa e libera, molto bella e molto libera…”

“Guardali infine sulla terrazza del Café du Dome con quei sorrisi che si parlano, l’allegria sprigionata da una gentilezza o stupidaggine qualsiasi, a loro due basta una cosa da niente…ah, ils sont beaux, les jeunes, quando riescono a far ridere la ragazza di cui sono innamorati…”

Helena Janeczek – LA RAGAZZA CON LA LEICA – Guanda

“Io sono una donna libera. Sono stata, e dunque posso essere, una donna felice…Esiste qualcosa di più raro al mondo? Lo dico senza orgoglio, ma con sincera gratitudine verso coloro che mi hanno dato una mano a costruirmi così. Il loro aiuto è stato prezioso, perché sul piano della libertà possedevo attitudini innate, su quello della felicità non ero altrettanto ben attrezzata.

“…Allor, per lei, è giunto il tempo di rimettersi in cammino. E’ recuperabile, questa donna?

A volte rimpiange di non essere cattiva. (Non è nemmeno buona. Raramente le donne sono buone. Amano oppure non amano, tutto qui.) Niente mantiene vivi, acuti e giovani come la cattiveria. Tra tutte le pulsioni è – con l’avarizia – quella che si può appagare più facilmente e più a lungo. I cattivi e gli avari non si suicidano mai. Ma al di là di quel ghigno sottile che a volte accende gli occhi di chi ne è portatore, la cattiveria è priva di vera passione, e anche di amarezza.”

Francoise Giraud – STORIA DI UNA DONNA LIBERA – Neri Pozza


Una lunga estate calda

Pablito

Mi sono svegliata presto questa mattina ed alle 6 ho letto la notizia della prematura scomparsa di Paolo Rossi…

In una frazione di secondo sono stata catapultata in una calda notte d’estate .

Avevo otto anni anni nel 1982, eppure le immagini e i ricordi continuano a scorrere nitidi davanti ai miei occhi.

Trascorrevo le vacanze estive con la mia famiglia in un paesino sulle Langhe, Treiso. Non avevo la tv , ma, allora, poco importava, perché si viveva fuori. Sempre in bici (indimenticabile e rosa, forse neppure Graziella…ma poco importava), sempre sulla piazza davanti alla chiesa a giocare. La sera dell’ 11 luglio però, il nostro vicino Pierin, uomo di rara grandezza e bellezza d’animo, girò il suo televisore dalla finestra della cucina, verso l’esterno.

Seduta sul dondolo in giardino guardai anch’io la partita. Non posso dire se esultai al momento della vittoria, o cosa feci nei momenti successivi. Ricordo però, ancora oggi con un pizzico di invidia, il racconto di quelli “più grandi” che scesero ad Alba per fare il bagno nella fontana di Piazza Savona,( ora Michele Ferrero e ahimè senza più fontana rotonda) dove mi sarei tuffata volentieri anche io, fosse solo per avere un aneddoto così straordinario da raccontare oggi ai miei ragazzi…

Di quella lunga e calda notte d’estate, se chiudo gli occhi, sento ancora il profumo: odora di fico, capperi e tageti coltivati con amore da Angiolina, meravigliosa compagna di vita di Pierin.

Che la terra vi sia lieve anime belle.


10 Dicembre 2020

Anima mia,

oggi è domenica. Un’ altro giorno è passato lontano da te, un altro giorno è passato che mi avvicina, nell’anima di più a te. L’invadi tutta ormai, l’anima mia, traboccante d’amore per te, piena, sempre più colma della ricchezza di vita, di luce, di sogno, di verità che le offri, amore mio. E non ti stancherai? Non ti stancherai più? Non ti stancherai mai? Mi guardo allo specchio, vedo il mio viso avvizzito e mi sento colpevole di un grande errore. Perché è nato in te, ho mosso in te l’inganno di amarmi? Perché coltivo in me la colpa di amarti?

Ti amo, non puoi sapere quanto ti amo, molto più di me stesso, molto più di tutto, più persino della mia poesia se tu, amore, anima mia, non fossi la mia poesia.

Sei la causa del mio rimorso, e hai il merito di dare un motivo, un forte motivo ai pochi giorni che mi restano.

Ti bacio perdonami l’audacia demente che ho di baciarti.

Ungà

Giuseppe Ungaretti -LETTERE A BRUNA – Mondadori

Cercata in me ti ho a lungo, Non ti trovavo mai, Poi universo e vivere In te mi si svelarono…

Darling,

Mia cara Irma, io sono abituato a cibarmi di nuvole e di lontananza, ma tu meritavi qualcosa di meglio! E lascia che ti ripeta che io non voglio la libertà che mi dai, ma tu devi restare assolutamente libera e non avere nessun male da me! Io sarò sempre tuo, a tua disposizione, pronto a fare quello che vorrai – e persino a pensare – quello che vorrai farmi pensare. Per questo, forse, non mi sono mai preoccupato di parlarti delle mie idee, come tu vorresti; non ci tengo, non desidero di meglio che pensare con la tua testa e vedere coi tuoi occhi…

E.

Eugenio Montale – LETTERE A CLIZIA – Mondadori

VIRGINIA,

i tuoi piccoli amici si sbagliano. Sono stati contagiati dallo scetticismo tipico di quest’epoca di scettici. Credono solo a quello che vedono Pensano che quello che le loro piccole menti non comprendono, non esista.

Si Virginia, Babbo Natale esiste. Esiste così come esistono l’amore, la generosità e la devozione, e tu sai che queste cose abbondano e donano alla tua vita gioia e bellezza. Ahimè come sarebbe triste il mondo se non ci fosse Babbo Natale! Sarebbe triste come se non ci fossero delle VIRGINIE. Allora non ci sarebbe nessuna fede infantile, nessuna poesia, nessun romanticismo a rendere sopportabile la nostra esistenza. Non avremmo nessuna gioia a parte quella dei sensi e della vista. La luce eterna con cui l’infanzia riempie il mondo si spegnerebbe.

Carteggio fra Virginia O’Hanlon, 8 anni e Francis P. Church direttore del quotidiano newyorchese Sun , 1897

A cura di Shaun Usher – L’ ARTE DELLE LETTERE 125 corrispondenze indimenticabili – FELTRINELLI

Amo i carteggi perché racchiudono “ardenti segreti”, ma, credo, anche il lato più umano e sensibile delle persone.

Leggere le lettere di Ungaretti e Montale permette di andare oltre il volto ed il ruolo letterario di questi due immensi poeti per coglierne , a mio parere, l’intima umanità e fragilità.


9 Dicembre 2020

L’albero magico

Non cercare nel libro

di scienze naturale:

l’albero di Natale

è l’albero della magia.

Vi crescono in compagnia

arance, mandarini,

caramelle, cioccolatini,

torroni, lumini…

Ma i frutti più buoni

sono i frutti a sorpresa

che maturano a mezzanotte

nei loro pacchetti,

mentre tu aspetti a letto,

fingendo di dormire,

che ti vengano a chiamare

per farteli scoprire.

Gianni Rodari – LE PIU’ BELLE STORIE DI NATALE – Einaudi Ragazzi

Autori Vari – POESIE E STORIE CLASSICHE DI NATALE – Einaudi Ragazzi

Mino Milani – NOTTE E NEVE – Einaudi Ragazzi


8 Dicembre 2020

“Mio nonno è un uomo giovane e forte e su quella piazza gioca alla palla. La palla si batte col pugno, la palla è grande quanto un’arancia ma pesa come un melone, e mio nonno e gli altri uomini sono a messa e dal fondo, quando il parroco si dilunga, fanno vedere la palla e il parroco si sbriga, conclude in fretta, un pater e un’ ave veloci, poi tutti sulla piazza per la sfida degli uomini giovani e forti.”

Marco Giacosa – LANGHE INQUIETE – Miraggi edizioni

Mi sentivo nelle vene sangue d’altri che avevano già servito.

“Ma se noi ogni estate continuiamo a mandarlo sulle langhe, per forza finirà col farsi un’anima Fenoglio, anche se alla nascita non ce l’aveva.

Quanto a me debbo dire che quella miscela di sangue di langa e di pianura mi faceva già da allora battaglia, nelle vene, e se rispettavo altamente i miei parenti materni, i paterni li amavo con passione, quando a scuola ci accostavamo a parole come “atavismo” e “ancestrale” il cuore e la memoria mi volavano subito e invariabilmente ai cimiteri sulle langhe.”

Beppe Fenoglio – MA IL MIO AMORE E’ PACO – Tutti i Racconti Einaudi

Aldo Agnelli – ALBA LANGHE FENOGLIO – Araba Fenice


7 Dicembre 2020

“L’ antidoto al veleno è il veleno.

Fu il vento, la sua incredibile furia, a salvare Bell Gardia.

Si fece in breve leggenda, che la donna che era andata a difendere il Telefono del Vento, ne venne difesa a sua volta. Si disse che fu grazie al fiato di quelli che a decine di migliaia erano andati lì a invocare i propri defunti. O che fu proprio grazie a questi ultimi che, anche se nessuno poteva sentirli, rispondevano ai vivi con un soffio o una carezza. Alcuni suggerirono invece che fu per via della miscela di entrambi, unita alla naturale presenza del vento sulla collina di Otsuchi.

Tutto quanto si compattò, fece muro contro il tifone e la protesse.”

Non regalare, dunque, alla fretta l’amore (Kojiki)

Sul fianco scosceso di Kujira-yama, la Montagna della Balena, vicino a Otsuchi, in una delle zone più colpite dallo tsunami dell’11 marzo del 2011, c’è il telefono del vento . Un giorno un uomo ha collocato nel giardino chiamato BelI Gardia, ai piedi della montagna, una cabina con un vecchio telefono a disco collegato al nulla e con vicino un quaderno per prendere appunti. Migliaia di persone, che hanno perduto qualcuno, arrivano da tutte le parti del Giappone per alzare la cornetta e parlare con chi è nell’adilà.

Laura Imai Messina – QUEL CHE AFFIDIAMO AL VENTO – Piemme

“Fai l’infermiera, perciò immagino che tu l’abbia già capito. Ho una malattia che mi fa dimenticare le cose.

Se continuerò a perdere la memoria, sono sicuro che saresti capace di mettere da parte i tuoi sentimenti e di prenderti cura di me con il distacco di un’infermiera, e che lo faresti qualsiasi cosa dovessi dire o fare, per strana che fosse, anche se dovessi dimenticare chi sei.

Perciò ti chiedo non dimenticare mai una cosa. Tu sei mia moglie, e se la vita si fa troppo dura per restare mia moglie, voglio che mi lasci.

Non mi devi fare da infermiera. Se non sarò più un bravo marito, voglio che mi lasci. Ti chiedo solo di fare il possibile per me come moglie. Anche se perderò la memoria, voglio che restiamo insieme solo come marito e moglie. Non posso sopportare l’idea che tu resti con me per compassione.

E’ una cosa che non riesco a dirti in faccia, e perciò te la scrivo per lettera.”

Toshikazu Kawaguchi – FINCHE’ IL CAFFE’ E’ CALDO – GARZANTI