La rosa e l’usignolo

La primavera è una condizione dell’anima…

“O cuore, fa conto di avere tutte le cose del mondo, Fa conto che tutto ti sia giardino delizioso di verde, E tu su quell’erba fa conto di essere rugiada gocciolata colà bella notte, e al sorger dell’alba svanita.” Omar Khayyam


Tu sei una…

Tu sei una

Che devi sempre essere quella forte

Ogni tanto piangi, ma di nascosto

Tipo ieri eri triste ma non me l’hai detto

Ma quando ridi muovi le montagne e scateni le maree

E certo, avrei dovuto accorgermene

Tu sei una che ti porterei a fare a palle di neve con Calvin e Hobbes

Una che i treni ti aspettano se sei in ritardo

perché gli stai simpatica

Tu sei una che domani ti porterei con me nella battaglia.

Guido Catalano


Ritorna

..a volte si pensa che una persona sia felice, ma poi magari è solo una facciata per non far preoccupare gli altri. Le persone felici sono prima di tutto persone gentili.

“Lottavo da sempre contro un gigantesco problema di malinconia immediata. Identificavo in tempo reale i momenti belli della mia vita e di colpo smettevo di viverli, di godermeli, per proiettarmi nel futuro e immaginare quanto avrebbero potuto mancarmi dopo che si fossero conclusi. Era una malattia grave che nel corso degli anni mi aveva rovinato una lista impressionante di momenti felici.

Conoscevo una sola magia nera per fare in modo che una donna non ti lasciasse mai veramente: farla vivere dentro di te, mantenere intatto nella memoria il sorriso più bello che ti aveva mai rivolto, il suo profumo, la morbidezza della sua pelle.

Cercarlo l’amore, o anche aspettarlo non ha nessun senso; è sufficiente sapere che ce n’è sempre uno destinato a te, da qualche parte…E se fa male, se ti lacera il cuore e poi ti lascia solo, va comunque conservata la straordinaria esperienza di averlo conosciuto…Io credo che il cuore non chiuda mai le porte. Il cuore lascia sempre l’amore libero di entrare e uscire. C’è un sacco di corrente nel cuore, con tutte quelle porte spalancate! Una vera tempesta di emozioni…”

Poesia, ironia, tenerezza e divertimento…la vita è imprevedibile!

Samuel Benchetrit “Ritorna” Neri Pozza


Quando il sole non c’è…

Ma dove ve ne andate,
povere foglie gialle,
come tante farfalle spensierate?
Venite da lontano o da vicino?
Da un bosco o da un giardino?
E non sentite la malinconia
del vento stesso che vi porta via?

L’autunno è arrivato con tutte le sfumature dei suoi colori, ma ahimè anche con le sue giornate uggiose e nebbiose. Una profumata TORTA DI MELE AL MASCARPONE è un buon modo per dare luminosità e gusto ad una grigia ed umida giornata! Ecco la velocissima ricetta!

Ingredienti

3 uova

100 grammi di zucchero di canna ( la dose si può aumentare, ma, se le mele sono dolci, troppo zucchero rende la torta stucchevole)

250 grammi di mascarpone

200 grammi di farina di tipo 1 o di farro

1 bustina di lievito per dolci

4/5 mele, 2 si utilizzano tagliate a cubetti dentro la torta, le altre tagliate a spicchi per decorazione

In una ciotola capiente si montano con le fruste elettriche le uova e lo zucchero fino ad ottenere una morbida crema. Si aggiungono poi il mascarpone e poco per volta la farina setacciata e il lievito. Se l’impasto risulta troppo solido, si può diluire con qualche cucchiaio di latte. Alla fine si aggiungono all’impasto le 2 mele tagliate a cubetti e si versa il tutto in una teglia rotonda (dai 24 ai 26 centimetri di diametro). Le mele restanti si tagliano a spicchi e con questi si decora la torta. Prima di infornarla a 180° per circa 40 minuti, si spolverizza la superficie con un po’ di zucchero. Io utilizzo sempre la carta da forno nelle teglie prima di versare il composto, questo mi permette di non doverle imburrare od oliare ulteriormente.


Il vicequestore aggiunto

“Trentanove anni. palermitana. Dodici anni di carriera in Polizia, dei quali i primi sei consacrati all’antimafia, e un curriculum costellato di casi brillantemente risolti. Dopo tre anni passati a Milano…, da undici mesi il vicequestore aggiunto Giovanna Guarrasi, per gli amici Vanina guidava la sezione Reati contro la persona della squadra Mobile di Catania.”

“E Catania invece? Catania è un toccasana, – rispose Vanina, d’istinto. Non sapeva come le era venuto, ma in fondo era quello che pensava. – E’ una città che trasmette energia. Io sostengo che la colpa – o il merito , dipende da come la vedi – sia della montagna. Tutta quella attività sotterranea, la terra che ti ribolle sotto i piedi. Un uomo non se ne può accorgere, però penso che qualcosa faccia.”

Al vicequestore Guarrasi e al suo modo di buttarsi “anima e corpo” nelle indagini ci si appassiona dopo poche pagine di lettura. Quelle “rogne” che a lei tanto piacciono, che la impegnano e la divorano coinvolgono a tal punto il lettore da togliere il sonno ad entrambi!!

Il vicequestore ama il vecchio cinema italiano, meglio se d’autore, passione che condivide con l’amico Adriano Calì, medico legale. Ama il buon cibo che spesso Bettina, la vicina di casa, le fa trovare amorevolmente pronto. Non si fida completamente dei suoi sottoposti, ma nutre una grande stima per l’ispettore capo Carmelo Spanò, che la coadiuva nelle investigazioni e per Biagio Patanè, anziano commissario in pensione e memoria storica della questura catanese

Vanina, (per gli amici!) è un personaggio affascinante e umanamente coinvolgente: è una donna che deve fare i conti con un passato doloroso che l’ha profondamente segnata “Perché cosa significhi vedere una persona che ami morire ammazzata l’ho imparato a quattordici anni…” che cerca di sfuggire (inutilmente, per sua stessa ammissione) a quello che il presente potrebbe nuovamente procurarle:

“Ma non avevo calcolato che dire addio non recide alcun legame, se il legame è saldo come era il nostro. E non protegge da nessun dolore. E’ un sacrificio inutile.”

Eppure uno spiraglio sembra far breccia anche nella corazza più dura…”per non rischiare di rimanere infelici a vita”.

“…quando uno cede ai sentimenti e inizia a far fatica a ignorarli, prima o poi finisce che deve prenderne atto. Questione di tempo.”

Imperdibili entrambi i romanzi. Buona lettura.

Cristina Cassar Scalia “Sabbia nera” Einaudi (2018) / “La logica della lampara” Einaudi (2019)



Vogliamo tutti la stessa cosa…

Vogliamo tutti la stessa cosa

ma non la trova nessuno.

Alla fine della giornata

bisognerebbe chiedersi:

quanta luce ho preso oggi,

quante persone ho abbracciato?

Il desiderio bisogna tenerlo

vivo con le nostre braccia,

attaccare i respiri che vagano

nell’aria, dire ai morti di parlare

che noi ancora li ascoltiamo

e dire a chi è solo che avrà il nostro amore

anche se siamo già innamorati.

Sentire il dovere di abbracciare gli altri

non per quello che piace a noi

ma per quello che piace a loro.

Essere amorevoli con tutti

e poi infiammarsi per qualcuno:

alla fine della giornata

è bello aver creduto

a un’ebrezza sconfinata.

La poesia è di Franco Arminio poeta, scrittore e regista italiano che ama definirsi “paesologo”. E’ in arrivo il suo nuovo libro di poesie pubblicato dall’editore Bompiani “L’infinito senza farci caso -poesie d’amore-“.



American breakfast

…honey I’m tougher than the rest if you’re rough enough for love baby I’m tougher than the rest…

In quasi ogni film americano che si rispetti compare prima o poi una ciambella (donut!) o un’intera scatola e il desiderio di divorane una, a volte, è davvero irresistibile!

Sicuramente gustate a New York avranno un altro sapore, ma anche sul tavolo della nostra colazione possono avere un loro perché. Ancora di più se accompagnate da una buona tazza di caffè nero bollente e da una canzone di Bruce Springsteen, che ha compiuto 70 anni il 23 settembre, ma rimane sempre “The Boss”!

Io suggerisco “Tougher than the rest”… buon risveglio!

CIAMBELLE

Ingredienti

600 grammi di farina di tipo 1 o di farro

1 bustina di lievito di birra disidratato

80 grammi di zucchero di canna (si può aumentare la quantità fino a 120 grammi se le preferite più dolci)

60 grammi di olio di mais

200 ml di latte

1 vasetto di yogurt bianco (125 grammi)

buccia grattugiata di 1 limone

Versare in un recipiente la farina , il lievito, lo zucchero, poi lentamente aggiungere il latte, l’olio, lo yogurt ed infine la buccia grattugiata di un limone.

Amalgamare prima gli ingredienti con un cucchiaio e poi lavorare l’impasto con le mani. quando risulterà compatto ed elastico, un po’ come quello della pizza, lo si lascia riposare per un paio d’ore fino al suo raddoppio.

Una volta lievitato, l’impasto va steso su una spianatoia, non troppo sottile.

Si ritagliano con un coppa-pasta tondo o con un bicchiere le ciambelle e poi si pratica , come si riesce, un piccolo buco al centro! Conta il gusto non la perfezione.

Le ciambelle si fanno lievitare ancora una mezz’ora e poi sono pronte per essere cotte nel forno preriscaldato a 180 gradi per una ventina di minuti.

Possono ovviamente anche essere fritte, ma cotte in forno rimangono morbide e leggere.

Spolverarle appena uscite dal forno con un’abbondante spruzzata di zucchero a velo; per farlo aderire meglio spennellare le ciambelle ancora calde con un po’ di acqua o di latte.


Soluzioni alternative…

Mi sentivo morbida e calma e sentivo le cose.

Mi sono chiesta tante volte se si può abbandonare la lettura di un libro.

Non ne sono capace.

Lo accantono, leggo qualcosa d’altro, ma poi devo riavere fra le mani l’oggetto del mio “abbandono”.

“Il mio anno di riposo ed oblio” mi ha costretto ad un lungo duello, ma ancora una volta ha vinto lui e sono arrivata alla fine.

Le modalità che la giovane protagonista sceglie per superare il suo dolore, se da un lato fanno un po’ a pugni con il mio modo di affrontare le difficoltà , da un altro mi hanno spinto, pagina dopo pagina, a domandarmi se “il fastidio” (in senso metaforico) che provavo leggendo non fosse altro che attrazione per questa sua scelta, per questo sua ricerca di riposo ed oblio …

Sto ancora riflettendo.

Una conferma però l’ho avuta: ogni libro, ogni lettura lascia qualcosa. Potremo non comprendere sempre tutto, non condividere, a volte proprio non amare, ma ci sarà sempre una parola, una frase che rimarrà nei nostri pensieri.

…e questo per me è straordinariamente bello.

“Respirai e continuai a camminare e mi sedetti su una panchina a guardare un’ape che volava in cerchio sopra la testa di un gruppo di adolescenti di passaggio. Il ritmo dei rami oscillanti dei salici era maestoso e aggraziato. Gentile. Il dolore non è l’unico banco di prova per crescere, mi dissi. Il sonno aveva funzionato. Mi sentivo morbida e calma e sentivo le cose. Era una bella sensazione. Questa era la mia vita ora.”

Ottessa Moshfegh “Il mio anno di riposo e oblio” Feltrinelli editore

p.s. Un grazie di cuore alle mie Amiche Silvia e Ilaria, so che loro capiranno il perchè!

TORTA DI CIOCCOLATO ALL’ACQUA

Anche questa torta rappresenta una soluzione alternativa, sempre golosa ma molto leggera! L’abbinamento al gusto leggermente amarognolo della marmellata di clementine o a quello acidulo delle albicocche la rende perfetta.

INGREDIENTI

200 grammi di farina di farro

120 grammi di zucchero di canna (si può aumentare la quantità se la si vuole più dolce)

1 bustina di lievito

1 vasetto di yogurt greco magro (175 grammi)

60 grammi di olio di mais

40 grammi di cacao in polvere

1 uovo

200 grammi di acqua a temperatura ambiente

cioccolato fondente o al latte a pezzetti q.b.

Se si utilizza un frullatore mettere tutti gli ingredienti e lavorare insieme fino ad ottenere un impasto omogeneo. Se si utilizzano le fruste unire prima lo zucchero e l’uovo, poi lo yogurt, l’olio, l’acqua ed infine la farina, il cacao e il lievito.

Versare nella teglia metà impasto, aggiungere secondo il proprio gusto qualche scaglia di cioccolato fondente o al latte, coprire con l’impasto restante e decorare ancora con qualche pezzo di cioccolato.

Cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per 40 minuti.