A loverlon man on the way…

Francesco Nuti

Per chi ama Francesco Nuti il bellissimo racconto di Giovanni Veronesi:

“Riccio, biondino, col buchino sul mento, e si chiamerà Lorenzo. Scrissi una storia per dare un figlio a Francesco.La svolta della mia vita è stata una notte in cui Francesco Nuti mi raccontò che avrebbe desiderato un figlio. Io avevo 23 anni e lui 30. Eravamo sul terrazzino del Residence Prati e ricordo come se fosse ora, che fumava una Stop senza filtro di Novello Novelli. Ogni tanto se ne concedeva una. Tirava boccate enormi e diceva scherzando: sai come gode il polmone? Poi, diventò serio e disse: chissà come sarebbe un Nutino? Babbo dammi 500 lire voglio andare alle giostre. No è pericoloso, tieni, prendine mille e vai dove ti pare. Mi diceva che se avesse avuto un figlio, l’avrebbe viziato abbestia, poi però gli avrebbe fatto suonare il pianoforte e imparare a giocare bene a poker. Lui giocava bene ma perdeva quasi sempre da Benigni. Ecco, come Benigni, disse. Gli darei uno scappellotto ogni tanto, così anche se unna’ fatto nulla e tanti baci come se dovesse sempre partire. Lo educherei senza educarlo. Vivendoci insieme, come fanno le mamme orse. Appunto gli dissi, e la madre? Eh, nota dolente per lui, che era sempre fidanzato senza esserlo. La madre sarà una bella madre! La troveremo dai, non mi far pensare a cose tristi adesso. Un ce l’ho una madre da dargli. Ora voglio pensare solo a lui. Riccio, biondino, col buchino sul mento, e si chiamerà Lorenzo. E gli occhi? In giù, gli occhi devono essere sempre in giù, sennò non fa tenerezza. Era un autoritratto praticamente. E il carattere come il mio, presuntuoso e permaloso, ma molto generoso. Ma dalla madre non prende nulla? O che la smetti con questa madre? La un c’è la madre, per adesso, un c’è, che devo fare? C’è solo Lorenzo. Si ma è come se tu arredassi una stanza prima di costruirla. Mi guardò stupito. Bello! Gli piacque. Pensa: tutto l’arredamento messo preciso su un prato e intorno nulla, senza pareti. E’ una bella immagine. Sì, Lorenzo per adesso è così, senza pareti. Io andai a letto stranito quella notte. L’immagine di un salotto abbandonato in un prato mi tormentava. Figuratevi io, figlio di un ingegnere, che ero stato capace di immaginare una cosa del genere. Se l’avessi detto a mio padre mi avrebbe diseredato. Alle 4 del mattino iniziai a scrivere. In tre ore circa riuscii ad immaginarmi non solo le pareti ma anche il condominio e tutto il quartiere. Scrissi una storia per dare un figlio a Francesco. Quattro paginette con una bic nera, che ricordo finì proprio alla fine del soggetto. Era un segno che qualsiasi cosa volessi aggiungere era di troppo. Al mattino dopo, cioè mattino, alle tre del pomeriggio diciamo, raggiunsi l’ufficio con la mia opera omnia. Non si presentava benissimo, perché i fogli erano tutti spiegazzati e l’inchiostro un po’ sbafato, pero’ per me era Lorenzo. Infatti il titolo che gli avevo dato era proprio quello. Lo consegnai a Francesco dicendo: io non sono propriamente una bella madre, però questo è tuo figlio, tieni, l’ho partorito stanotte per te. Lui sorrise e si mise subito a leggere. Io andai al bar a fare una colazione pranzo merenda, vista l’ora e quando tornai in ufficio mi accorsi che c’era un’atmosfera strana. Anche la segretaria mi guardava diversamente. Gianfranco Piccioli e Francesco Nuti che erano soci in produzione, mi convocarono ufficialmente nella stanza principale. Senti Giovanni, dicci la verità, non l’hai copiato eh? Perché si va in galera tutti sennò. Io mi misi a ridere. No, giuro l’ho scritto stanotte! Perché, vi piace? Francesco mi abbracciò, sembrava quasi che aspettasse quel momento da tanto tempo. Finalmente ero diventato quello che lui voleva e cioè, il suo sceneggiatore. Il suo autore privato, oltre che grande amico. Nei suoi occhi in giù, vidi l’emozione di un momento ufficiale, quasi un’incoronazione. Lui voleva quanto me che io diventassi qualcuno o perlomeno qualcosa nel cinema e quel pomeriggio, lui capì, più di me, che ce l’avrei fatta. Grazie mi disse, del figlio, ma soprattutto per non avermi deluso. E così io me ne andai in giro per il centro di Roma credendo di essere diventato l’ottavo re, molto prima di Totti. E quei quattro fogliacci scritti a mano, diventarono uno dei film più belli di Francesco Nuti che non si intitolò mai Lorenzo, ma “Tutta colpa del Paradiso.”

“Tutta colpa del paradiso” è un film che ha più di trent’anni, ma ascoltare Giovanni Veronesi che racconta questa storia mi ha fatto venire un po’ di nostalgia per gli anni ’80 e per Romeo, interpretato con tanta dolcezza da Nuti ” a loverlon man on the way”!


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